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“Noi senza dehors, discriminati”

Chi non può usufruire dell’esterno soffre: “Abbiamo subito cali dal 50 al 70 per cento”

“Noi senza dehors, discriminati”

30/04/2021 - 13:01

Tavolini nelle edicole dei condomini, praticamente sotto l’ingresso principale, in mezzo al marciapiede e al posto delle auto. Mensole con sgabelli, non comodi, ma meglio che stare in piedi a bere uno spritz. I plateatici stanno salvando la pelle a molti esercenti pubblici di Rovigo, ma chi il dehors non ce l’ha come fa? L’unica è chiederlo, come hanno fatto per esempio, i titolari del bar pasticceria La Favorita, tra viale Trieste e piazza della Repubblica, e i titolari di Giornale & Caffé.

Le richieste vanno sottoposte alla polizia locale e a Rovigo ne sono arrivate cinue di nuove, delle quali due sono “allargamenti di allargamenti”. “Il calo di fatturato c’è stato - racconta Michele Pasutto titolare della pasticceria La Favorita - Siamo a oltre il 50 per cento, non faccio i conti altrimenti mi deprimo”. La Favorita ha chiesto di intervenire all’esterno del locale: “Abbiamo fatto richiesta per un po’ di plateatico - spiega ancora Pasutto - Anche in previsione di un futuro, perché o si sta fuori o non si lavora più. Questo perché il futuro dei bar e dei ristoranti è all’esterno. Si tratta di mensole che attacchiamo ai vetri con sgabelli che diano sul marciapiede. In questo modo daremmo modo alle persone di defluire nel marciapiede”. L’istruttoria è in mano agli uffici del Comune. Bisogna valutare se le distanze sono garantite.

Provano a sollevare le casse con il plateatico esterno anche i titolari di Giornale & Caffé, che hanno fatto richiesta la scorsa settimana di uno spazio pari a due parcheggi, su Corso del Popolo. “Sono venuti venerdì scorso a prendere le misure, speriamo in una risposta celere. Purtroppo così non si lavora affatto bene. Vedere il locale vuoto è terribile. In totale abbiamo chiesto 10 metri”, racconta Milena Tenan. “Dalla riapertura del 26 aprile stiamo lavorando poco - continua Tenan - chi ha la possibilità va in piazza a fare colazione o a prendere l’aperitivo e noi siamo lavoriamo con i clienti che siamo penalizzati. Sono pochi quelli che si adattano all’asporto”. La pazienza è stata tanta, ma gli esercenti cominciano a perderla: “Ci si innervosisce questo non è lavorare. Speriamo che cambino idea che possiamo consumare all’interno del locale, il nostro è grande e oramai è dall’8 marzo che lavoriamo solo con l’asporto. La gente viene e chiede se si può sedere, ma siamo costretti a dire no”. Enrico Bego, il figlio della signora Tenan, ha rilevato il locale il 10 novembre del 2019. “Abbiamo perso il 70% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, tra zone rosse, arancioni, gialle, la gente non capisce più niente e nemmeno entra nel locale”.

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