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LA PROVOCAZIONE

“Aspettando Godot” di Rigoni

L'ex consigliere comunale posta una foto di New York

“Aspettando Godot” di Rigoni

Per essere un provocatore è un provocatore nato, Made in Bellombra. Tuttavia la vera provocazione è un’arte: Michele Rigoni è un’artista. Un’arte che coltiva e perfeziona grazie alla propria attività professionale di restauratore: chissà quante provocazioni ha scoperto osservando da vicino le opere d’arte, ammirando certi particolari che da lontano sfuggono, sorridendo su quelle “piccolezze” che fanno grande un artista.

Michele, dunque, lancia una provocazione, ma va compresa spiegando l’antefatto. Da tempo, infatti, sui gruppi social adriesi compaiono con sempre maggior frequenza, immagini e video del tempo andato: foto di scolaresche, cerimonie, eventi pubblici e privati, così si va alla caccia per scoprire chi è Tizio e Caio. Ma anche per fare un confronto tra la città e i paesi come erano ieri e come sono oggi. Una simpatica operazione amarcord con uno immenso carico di nostalgia. Michele ha pensato bene di postare una foto di New York dei primi del Novecento con questa provocazione: “Adria primi '900. Penso piazza Cavour. In fondo si vede il Canalino. Qualcuno si riconosce?”

In tanti stanno al gioco e subito “si riconoscono”. Ecco Ernesto Spinello assicura: “Quello che vedo è il trenino dei Babbi Natale della vigilia. Forse mi riconosco: sono quello sul terzo vagone in penultima fila”. Domanda Michele: “Mio zio Piero?”. Puntuale l’osservazione di Gianfranco barone Scidà: “Riconosco l'edicola sul ponte e quello della bistocca sull'altro ponte ma non ricordo il nome”. Invece Norma Carletti ha subito individuato il “cavallo” che ora si trova nel piazzale Alberto Mario, opera di Lino Gialian. Ma Norma, insaziabile impicciona, è andata a scuriosare per capire come il cavallo sia finito nella città etrusca. Ed ha scoperto qualcosa di molto interessante. “Ai primi del Novecento – riferisce – l’assessore al decoro della Grande Mela era un emigrato italiano partito da Adria ed ha voluto essere riconoscente con la propria città d’origine regalando il famoso cavallo. Quell’emigrato risulta essere nientemeno che un lontano parente dell’attuale assessore Andrea Micheletti. Il quale, per seguire le gloriose orme dell’antenato, ha voluto fare l’assessore al decoro. Adesso sta meditando un luogo più appropriato per il cavallo perché l’animale non può continuare a fare i suoi bisogni in centro città”.

Intanto altre persone si “riconoscono” in quella storica fotografia. Cristina Merlin, per esempio, fa sapere che “sono dentro la carrozza, mi si vede benissimo, ho anche un gatto in braccio”. Daniela Marafante è orgogliosa di far sapere a tutti di essere “una della tre magoghe in basso a sinistra, quella col cappello che sembra 'na pegnatta rovesà”. Al tirar delle somme, la provocazione di Michele è la più efficace metafora dello stato d’animo della città di questi tempi. Giunti “nel mezzo del camin” del primo quinquennio dell’era civica, ancora non si intravvedono “le magnifiche sorti e progressive” tanto strombazzate. Una situazione surreale come in “Aspettando Godot” dove il tempo sembra essersi fermato in attesa di qualcosa che non arriva, intanto la vita va avanti.

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