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Chioggia

Aldo e Dino, un amore granata

I due fratelli, giocatori del Grande Torino morti nella tragedia di Superga, indimenticati dai chioggiotti

Aldo e Dino, un amore granata

05/05/2021 - 00:44

Il cuore granata del “Grande Torino” batte ancora a Chioggia. Sono passati 72 anni dal tragico 4 maggio del 1949, data della tragedia di Superga, eppure in città ancora non si è spento il ricordo di quella squadra di “invincibili” di cui facevano parte i fratelli chioggiotti Aldo e Dino Ballarin. Erano le 17.03 quando l’aereo con a bordo l’intera squadra del Grande Torino si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della basilica di Superga, nelle colline di Torino, cancellando la vita dei 31 passeggeri.

Per conoscerli meglio è possibile visitare il museo virtuale allestito da Nicoletta, la nipote dei due campioni, e consultabile sul sito www.museoballarinchioggia.it. Immagini, ricordi, articoli di giornale; c’è dentro un po di tutto in questo sito che raccoglie la vita dei due chioggiotti più amati in città. Per chi ha occasione di parlare con la gente del posto, è chiaro che il loro ricordo è ancora vivo, quasi palpabile. La Piazza Aldo e Dino Ballarin di Sottomarina è dedicata proprio alla loro memoria, così come lo stadio comunale cittadino. Indossare la maglietta granata del Chioggia Sottomarina da queste parti è un onore; non solo per i più giovani. E’ dunque questa una curiosa storia di attaccamento all’immagine di due vere e proprie icone sportive che in realtà pochi hanno avuto il piacere di conoscere veramente. Troppo grande è forse il ricordo di quella squadra (considerata la più forte al mondo e di certo la migliore mai esistita fino ad allora). E’ entrato nella leggenda quello che si soleva chiamare il “Quarto d’ora granata”.

Come riportato nei documenti scritti dell’epoca “era un momento particolare della partita, dedicato al pubblico dello stadio Filadelfia di Torino. Sugli spalti la gente aspettava quei quindici minuti e i giocatori si divertivano a farlo attendere. Succedeva che quando la squadra avversaria non era temibile, i calciatori del Torino giocavano volutamente al di sotto delle proprie potenzialità, fino a quando partivano tre squilli di tromba dalla tribuna di legno dove era presente tale Oreste Bolmida, un tifoso particolare, di professione ferroviere. Da quell’istante partiva il quarto d’ora granata: Valentino Mazzola si rimboccava le maniche, dando il segnale del cambiamento, e la squadra aumentava il ritmo”. Ricordi, leggende di un calcio vero, autentico, fatto di uomini. Forse è per questo che Aldo e Dino mancano ancora tanto alla città di Chioggia.

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