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IL CASUS BELLI

Tribunale, mercoledì si decide

Il sindaco Gaffeo sicuro: "Su questo argomento la mia amministrazione scriverà la parola 'fatto'"

Tribunale, mercoledì si decide

05/05/2021 - 23:23

Anche da dimissionario, Edoardo Gaffeo mercoledì prossimo parteciperà all’incontro, in prefettura, sul destino del tribunale di Rovigo. Un incontro - assicura il primo cittadino - che sarà definitivo e risolutivo, e da cui uscirà, una volta per tutte, la decisione su dove troveranno casa le aule di giustizia, nella Rovigo che verrà. Costi quel che costi: “Anche senza mandato. Magari il 20 maggio andremo a casa, ma anche su questo argomento la mia amministrazione scriverà la parola ‘fatto’”, rivendica, sicuro, Gaffeo.

Quale sarà la soluzione definitiva, non è dato sapere. Di certo c’è che l’opzione che il sindaco predilige è quella incentrata sull’ex sede della Banca d’Italia, in via Piva. Un sito, però, che dovrebbe poter contare sulla “succursale” rappresentata dal vicinissimo immobile della Provincia, che dal canto suo però si è detta ufficialmente indisponibile. Ma sul tavolo restano tutte le opzioni: “Nessun paletto”, conferma Gaffeo. Se non quelli rappresentati “dal nostro piano regolatore”: il riferimento è proprio all’ex questura di via Donatoni e all’eventuale piano extra, su cui la sua amministrazione si è arenata nella notte tra venerdì e sabato scorsi.

Un’altra certezza è che l’arrivo del carcere minorile nell’ex casa circondariale di via Verdi, proprio alle spalle dell’attuale tribunale, non si può fermare. Appena sente citare l’argomento, Gaffeo si ferma; ed è forse l’unica volta in cui esita, nell’intero incontro con la stampa, durato 60 minuti netti, che ieri mattina ha preceduto la sua diretta social. Il sindaco prende fiato, poi si porta i palmi delle mani sugli occhi per alcuni, interminabili, istanti. Poi, una stoccata al capogruppo Pd Nello Chendi: “Chi dice che io dovrei dire a Letta di intervenire con il governo per fermare il progetto fa una battuta di cattivo gusto”, dice il sindaco. Che poi precisa: “Si tratta di una decisione irreversibile, e questo è noto a tutti da mesi. Basta andarsi a vedere le carte pubblicate dal Provveditorato per le opere pubbliche del triveneto: i contratti siglati dallo Stato prevedono cifre rilevanti. Sono già stati spesi 700mila euro tra progettazione e oneri; l’appalto è da 11,5 milioni di euro e, una volta siglato, prevede anche pesanti penali in caso di rinuncia. Se qualcuno vuole prendersi questa responsabilità, si faccia pure avanti”. Non manca una dura critica al centrodestra. “Ora tutti parlano. Ma quando sono arrivato in Comune non ho trovato un solo atto ufficiale con i quale i miei predecessori, tra il 2015 e il 2019, abbiano chiesto al governo di fermare questo progetto”, conclude il sindaco.

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