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LA CRISI POLITICA

Al pacificatore Variati riesce il “miracolo”

La trattativa sarà incentrata sul rimpasto di giunta. Ma prima il ritiro delle dimissioni

Al pacificatore Variati riesce il “miracolo”

06/05/2021 - 21:09

Non avrà fatto il militare a Cuneo, ma Achille Variati è sicuramente un uomo di mondo. E in quanto tale sa bene che di giunte durate cinque anni senza nemmeno un giro di valzer, da che mondo è mondo, non se ne sono mai viste. E allora, alla fine sarà fumata bianca, il sindaco resterà al suo posto ma lo stesso non si potrà dire di tutti gli assessori. Il tavolo della mediazione, inaugurato ieri dall’ex sindaco di Vicenza su incarico del Pd nazionale, è tutto qui. E anche il sindaco, alla fine, deve ammettere che “una possibilità di dialogo c’è”. Ora non resterà che percorrerla.

E’ questo, in estrema sintesi, l’esito del (primo) tour de force rodigino di Variati, incaricato dal Pd nazionale di evitare il reset dell’amministrazione comunale rodigina. Tre gli incontri nell’agenda del pacificatore, in città ieri pomeriggio: prima il sindaco Gaffeo, poi il segretario del Pd Angelo Zanellato con i vertici del partito, infine il gruppo consiliare. Ovviamente, la partita più delicata è stata quest’ultima, con l’incontro - convocato per le 18.30 - che è proseguito ben oltre l’ora di cena.

Un vertice però in cui anche i leoni si sono trasformati in agnelli. Perché la vulgata ufficiale - e le pochissime parole che escono dalla stanza, blindata, in cui si tiene la riunione - parla di un clima di concordia persino insolito per casa Pd. Attorno al tavolo, non soltanto i cinque consiglieri della cosiddetta fronda, ma praticamente l’intera delegazione dem in palazzo Nodari, da Nadia Romeo a Graziano Azzalin, passando per Giorgia Businaro. Nemici giurati? Non si direbbe: davanti a Variati ha prevalso la calma.

“Tranquilli e collaborativi”, sono le uniche parole usate per descrivere la riunione. Forse di circostanza, com’è ovvio in questi casi. Ma è un dato di fatto che dopo cinque giorni di guerra aperta, quello di ieri, in casa Pd, sia stato un giorno, almeno in apparenza, di una calma surreale. Il day after (rispetto alla conferenza con cui il sindaco Gaffeo ha spiegato le ragioni del proprio passo indietro, buttando al contempo la palla in casa dem) è fatto di quiete e silenzio. Non soltanto sul fronte delle dichiarazioni ufficiali: anche il tam tam non ufficiale, che dalla fatale notte di venerdì all’altra sera non ha conosciuto un attimo di tregua, si ferma. E tutto resta sospeso.

E’ il sindaco, dunque, ad incaricarsi di dire che “una possibilità di dialogo c’è”. Da parte sua tutto qui, nessun’altra dichiarazione, né ufficiale né informale. “Achille? E’ un amico, lo rivedo sempre volentieri - le sole parole di Gaffeo - ma il contenuto del nostro colloquio ritengo sia il caso resti riservato, per non precludere spazi alla trattativa”. Una trattativa che è solo agli inizi, ma che ha già una direzione chiara: il rimpasto di giunta che il Pd - nonostante il segretario Angelo Zanellato e il capogruppo Nello Chendi in mattinata si siano affrettati a smentire, seppur senza troppa convinzione - auspica.

Ma di questo si parlerà a tempo debito. Variati ha una linea: far ritirare le dimissioni al sindaco. Poi si aprirà una “fase 2”, immediatamente successiva, in cui lo stesso Gaffeo, tornato in sella, dovrà rivedere la la compagine di governo della città. Il suggerimento del Pd è chiaro: via Cattozzo, Alberghini, Zambello. E’ il modo dei dem per ributtare la palla nella metà campo del sindaco. Perché - come dice Zanellato - “la mediazione è tale solo quanto tutti rinunciano a qualcosa”. Chiarissimo. Specialmente agli uomini di mondo.

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