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Delta del Po

Trivelle, “rischiamo danni devastanti”

Cia e Consorzio di Bonifica lanciano l’allarme per le conseguenze della ripresa dell’attività

Trivelle, “rischiamo danni devastanti”

06/05/2021 - 20:53

Il Delta del Po non è una terra di conquista. Eventuali nuove trivellazioni nell’area dell’Alto Adriatico causerebbero un’accentuazione dell’ingressione salina, un maggiore rischio di erosione delle coste e di inondazioni e, non da ultimo, un danno economico irreversibile”. Così il Consorzio di bonifica Delta del Po e Cia Rovigo sulle “possibili autorizzazioni relative alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare e a terra”: un argomento, questo, di strettissima attualità.

“Purtroppo abbiamo già dato in passato – commenta il direttore del Consorzio Delta del Po, Giancarlo Mantovani – Il fenomeno della subsidenza, originato a partire dagli anni Cinquanta dalla massiccia estrazione di metano dal sottosuolo, ha provocato un abbassamento abnorme e non uniforme del territorio deltizio, che si è aggiunto al naturale bradisismo della Valle Padana e agli assestamenti locali indotti dal prosciugamento e dai processi di combustione delle sostanze organiche più superficiali”. A tutt’oggi, fa notare il direttore, “nei punti più critici il piano campagna fa registrare minimi di oltre 4 metri sotto il livello del mare, con crescente pericolosità sotto il profilo idraulico; una condizione resa più acuta dalla diffusa erosione delle barriere naturali a mare costituite da cordoni dunosi più recenti”.

La caratteristica conformazione dei terreni ha dunque costretto gli enti preposti a dotare ogni bacino di una serie di impianti idrovori indipendenti. “La soggiacenza degli appezzamenti rispetto al livello del mare comporta una spesa annua di circa 2 milioni di euro – aggiunge il direttore – Nello specifico, si tratta di costi di energia per l’espulsione delle acque, di cui ben oltre un milione per espellere quelle di filtrazione, anche in assenza di pioggia”. Questo esborso, peraltro, viene sostenuto dai cittadini. “Un ulteriore sprofondamento causerebbe ancora più uscite in termini di energia”. Peraltro, gli investimenti degli ultimi trent’anni anni sono stati in gran parte rivolti a ripristinare le opere dissestate dal fenomeno di subsidenza (argini, corsi d’acqua e idrovore sul litorale costiero), anziché orientati allo sviluppo economico del Delta del Po e del Polesine.

“I livelli di sicurezza idraulica finalmente raggiunti non possono essere messi a repentaglio con un’approvazione sconsiderata del progetto – sottolinea il direttore di Cia Rovigo, Paolo Franceschetti – Tra l’altro, è tutto da dimostrare che l’attività di estrazione, seppur da profondità molto maggiori rispetto a sessant’anni fa, non causerebbe altri fenomeni di subsidenza”. “Siamo tenuti ad evitare gli errori del passato – conclude – Nel contempo, va mantenuta e salvaguardata l’intera area, pure a beneficio delle generazioni future: il Delta del Po è uno scrigno da valorizzare, questa è la parola chiave”.

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