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STIENTA

“Stagnadìn” festeggia i suoi primi 100 anni

L’ex commerciante ha raccontato il suo segreto per la longevità

“Stagnadìn” festeggia i suoi primi 100 anni

“Stagnadìn” festeggia i suoi primi 100 anni. Nato il giorno 11 maggio del 1921, solo tre anni dopo la fine della Grande Guerra, Giovanni Cenacchi, conosciuto da tutti con il soprannome di “Stagnadìn”, nei giorni scorsi ha festeggiato il suo secolo di vita. Accompagnati dal sindaco Enrico Ferrarese e dal vicesindaco Riccardo Malavasi, siamo andati a trovarlo nella casa di località Zampine di Stienta dove è nato e dove, fino al 1992 ha gestito il suo negozio di generi alimentari. “Non vedo l’ora di poter tornare in bar per giocare a carte con i miei amici”, ha detto Giovanni accogliendoci nella sua cucina dove ci aspettava circondato dall’affetto dei figli Claudio e Giorgio.

Aspettava seduto sul divano, in giacca e cravatta, come si conviene nelle grandi occasioni, ovviamente munito di mascherina, nonostante tutti i presenti fossero vaccinati e rispettassero le dovute distanze di sicurezza. “Quando ha saputo che sarebbe arrivato il sindaco, ha voluto mettersi la cravatta che si è scelto da solo, cercando di abbinarla al maglione come è solito fare da sempre – raccontano i figli – E’ sempre stato molto attento e molto rispettoso di tutto e di tutti”. Dopo averci salutato, con una memoria davvero invidiabile, ci ha raccontato in qualche minuto la sua vita, con una dovizia di particolari assolutamente che ci ha positivamente colpito. “Ho iniziato a lavorare molto presto, prima dei 15 anni giravo per le campagne stientesi con una bicicletta attrezzata con portapacchi e due sporte sul manubrio e portavo generi alimentari a numerose famiglie – ha continuato – Poi ho preso un cavallo che trainava due carretti che noi chiamavamo ‘garavàna’ e oltre a consegnare alimentari, raccoglievo stracci, ferro vecchio e tutto quello che si commerciava a quel tempo. Il cavallo era talmente abituato che sapeva i giri che c’erano da fare ogni giorno e la strada la sceglieva da solo, senza bisogno di comandarlo”.

Giovanni ci racconta anche la parentesi della Guerra. “Sono partito nel gennaio del ’41 per Gorizia, poi Rovereto di Trento, Civitavecchia, Nettuno e Anzio. Nel settembre del ’45 sono ritornato a casa e ho finalmente potuto ricominciare a lavorare. Ho comperato il mio primo furgone, un Citroen e poi un Fiat 238 e ho anche aperto il negozio assieme a mia moglie Stella Argentina purtroppo scomparsa nel 2017 a 92 anni”. Affascinati da Giovanni, non potevamo non chiedergli il segreto della sua longevità e della sua salute. “A parte le gambe che mi fanno un po' arrabbiare, per il resto non mi lamento – ci dice accennando ad un sorriso che si percepisce nonostante la mascherina – Una volta alla settimana vado dal dottore per provarmi pressione, saturazione e per pesarmi, ma poi mangio un po' di tutto. I piatti che preferisco sono la trippa, il baccalà e il pescegatto in umido con la polenta e alla notte, quando lo stomaco me lo chiede, mi alzo a mangiare dei pezzetti di cioccolata o qualche biscotto. Ho smesso di fumare a 50 anni e vino ne bevo un bicchiere con l’acqua”. Il sindaco ha poi voluto omaggiare Giovanni con una targa a ricordo dei suo 100 anni. Arrivato il momento della foto ricordo, è balzato in piedi e ha chiesto di togliersi la mascherina pur rimanendo a distanza di sicurezza perché “a voi che as veda ben la me faza”. Il momento più bello, però, è stato nel saluto finale al quale Giovanni, dopo averci ringraziati, ha concluso con “ci vediamo anche il prossimo anno”. Altri 100 di questi giorni “Stagnadìn”.

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