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AMBIENTE

Trivelle, Provincia accanto al Parco nel ricorso al Tar

Nominato l’avvocato Barel di Treviso. Gasparini: “Quello è un sito di interesse comunitario”

Trivelle, Provincia accanto al Parco nel ricorso al Tar

25/05/2021 - 19:12

Avanti tutta con il ricorso al Tar contro il progetto che prevede nuove trivellazioni in Adriatico e proprio nelle acque del Delta del Po, toccato per anni dal fenomeno della subsidenza. L’Ente Parco Delta del Po, ha già dato incarico allo studio dell’avvocato Bruno Barel, amministrativista di Treviso, di rappresentare l’istituzione nel ricorso contro il decreto del ministero della Transizione Ecologica retto da Roberto Cingolani, che autorizza il nuovo giacimento. E all’Ente Parco, che rappresenta i nove comuni del Delta e si farà carico degli oneri finanziari del procedimento, si è affiancata la Provincia di Rovigo con un recente decreto del presidente Ivan Dall’Ara. “Perché questo non è un problema che riguarda solo i nove comuni del Delta - dichiara il presidente dell’Ente Parco Delta del Po, Moreno Gasparini - ma tutta la provincia di Rovigo”.

Nel merito i vulnus che sicuramente il ricorso sottolineerà sono due: “Il giacimento convenzionalmente denominato Teodorico - spiega Gasparini - si colloca al limite di un Sic Marino, ovvero di un sito di interesse comunitario, decretato per la salvaguardia delle specie in via di estinzione, come tartarughe e delfini. L’altro vulnus è ancora più tangibile per il nostro territorio ed è il rischio subsidenza. Già nel passato la Regione Veneto (era il 2016) si è espressa con un netto No alle trivellazioni. E’ una certezza che estrarre metano abbassa il livello del suolo. Nel territorio del Parco le strade sono già tra i 2 e i 2,5 metri sotto il livello del mare e c’è un continuo lavoro per evitare che il terreno così fragile continui ad abbassarsi. E’ anche una questione di sicurezza”.

Il progetto presentato dalla società Po Valley Operation pty ltd con sede a Roma, prevede “la messa in produzione del giacimento Teodorico mediante l’installazione di una piattaforma denominata non presidiata, con perforazione di due pozzi di sviluppo, e la possibilità di perforarne ulteriori due con completamenti in sand control e posa di due sealine di collegamento tra la piattaforma Teodorico e l’esistente piattaforma Eni Naomi Pandora”.

Recentemente il ministro Cingolani ha spiegato che: “Ha preso atto delle valutazioni di impatto ambientale completate e non c’era ragione di tenere gli atti avviati nel cassetto”. Insomma, se non avesse agito, avrebbe fatto omissione di atti d’ufficio. Ma la stessa Provincia, nel decreto per il ricorso al Tar, sottolinea che: “In sede partecipativa, all’interno del procedimento di Via, la Regione Veneto e vari enti locali, tra cui l’ente parco Delta del Po e il Consorzio di Bonifica avevano espresso contrarietà al progetto in considerazione dell’inadeguata valutazione dei rischi legati alla subsidenza”. Ciononostante, il ministero - che in questo caso di transizione ecologica ha poco - il 29 marzo scorso ha dato il suo ok.

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