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L’EMERGENZA

La malaria ci ha protetti dal Covid

In Polesine colpito dal virus appena il 6% della popolazione. “Ora studiamo il Dna dei pazienti”

La malaria ci ha protetti dal Covid

30/05/2021 - 02:29

Potrebbe esserci una relazione genetica tra la malaria e il Covid-19 ed a scoprirlo è stato un team di ricercatori tutto italiano, che ha analizzato i dati della diffusione della malattia in provincia di Rovigo e di Ferrara. Il gruppo di Computational and Chemistry Biology dell’Istituto italiano di tecnologia, insieme all’ospedale Molinette della Città della salute di Torino, all’istituto Giannina Gaslini di Genova e al Policlinico di Palermo, ha infatti recentemente pubblicato uno studio sulla rivista internazionale “Frontiers in medicine” che mette in luce una relazione genetica tra Covid-19 e malaria.

Il lavoro ipotizza una correlazione inversa di alcune varianti in geni associati all’insorgenza della malaria con la diffusione del Covid-19, suggerendo che tali varianti a livello genetico possano conferire una protezione dall’infezione del coronavirus. In sintesi, i ricercatori hanno evidenziato come nelle zone che in passato sono state colpite dalla malaria, l’incidenza del Covid-19 è stata molto inferiore. Malaria e Covid-19, osservano i ricercatori, sono malattie diverse, entrambe dovute a infezioni: la prima causata da un plasmodio, la seconda da un virus, Sars-CoV-2, ormai molto conosciuto sebbene si sia affacciato sulla scena mondiale solo da poco più di un anno. La convivenza, invece, tra plasmodio e l’uomo dura da molto più tempo, almeno da 50mila anni, nei territori del mondo dov’è presente la zanzara che trasmette all’uomo il plasmodio.

In Italia la malaria è ormai scomparsa, ma fino agli anni’50 del secolo scorso era endemica in molte zone costiere del sud Italia e delle isole, come pure in zone paludose, come quelle alla foce del Po. La teoria del team di ricerca guidato da Andrea Cavalli è che i geni che sono in grado di proteggere la popolazione dall’infezione malarica possano fornire una forma di protezione anche per l’infezione da Sars-CoV-2. La ricerca ha inoltre cercato di spiegare l’effetto biologico che queste variazioni genetiche possono esercitare sull'infezione da Sars-CoV-2 e sulla progressione della malattia, suggerendo possibilità terapeutiche potenzialmente utili. Lo studio ha quindi aperto nuove conoscenze teoriche sulla relazione tra genetica dell’ospite e Covid-19.

“L’idea di approfondire il legame tra Covid e malaria - spiega uno degli autori dello studio, Antonio Amoroso, genetista dell’ospedale Molinette e dell’università di Torino - è venuta osservando la frequenza di Covid-19 nelle regioni italiane, con ampie oscillazioni tra regioni del nord - in Lombardia ad esempio l'8,1% della popolazione ha contratto la malattia - e quelle meridionali, dove il Covid-19 ha avuto una frequenza quasi dimezzata (il 4,4% dei siciliani si è ammalato, il 3,4% dei sardi o il 3,3% dei calabresi). Poiché erano disponibili i dati di mortalità nelle province italiane all’inizio del ’900, è stato possibile confrontare la mortalità per malaria di allora con la frequenza attuale di Covid-19”.

E poi c’è quell’osservazione sulle province del delta del Po, “risparmiate” - se confrontate dai territori circostanti - dal Covid. In provincia i Ferrara i casi di Covid-19 rappresentano il 6,5% della popolazione; in Polesine hanno da poco superato quota 6%, mentre il Veneto veleggia ampiamente oltre l’8%. “Questo studio - chiariscono infine i ricercatori - contribuisce ad approfondire la relazione tra genetica e suscettibilità al Covid-19 e fornisce un solido approccio metodologico che potrà essere applicato per studi futuri direttamente sul Dna di pazienti Covid”.

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commenti 1
  • Diego

    30 Maggio 2021 - 15:03

    Ma allora tutta quella emergenza da dove veniva. Tutti i malati di covid peggio della peste dove sono? Adesso è tutto sparito? Vuoi vedere che bastava del CHININO? Ed il coprifuoco? C'è l'abbiamo ancora. Adesso sono ritornate le malattie che per un anno e mezzo erano estinte.

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