VOCE
Campioni d'Italia!
02.06.2021 - 22:14
Provate a chiedere cosa sia il rugby a qualsiasi persona della penisola: vi risponderà che è uno sport per zotici, che è noioso, senza senso. Se lo chiedete a Rovigo vi sentirete rispondere che il rugby è uno stile di vita. La differenza sta tutta qui. Uno stile di vita. E’ uno stile di vita e una storia lunga oramai 86 anni.
La Rugby Rovigo nasce nel 1935 , grazie a uno studente di Padova, tal Davide Lanzoni, che un giorno arrivò a Rovigo con un pallone ovale. Il gioco prese subito piede e poco dopo arrivò la fondazione della società. La prima partecipazione ad una competizione ufficiale risale al 1938; la prima partecipazione alla serie A due anni dopo nel campionato '40/41. Da allora Rovigo è l’unica società a non essere mai retrocessa. Un onore che in tutti gli sport tocca a pochissimi eletti.
Nella sua storia lunga 86 anni la Rugby Rovigo ha vinto lo scudetto 13 volte: 1951, 1952, 1953, 1954, 1962, 1963, 1964, 1976, 1979, 1988, 1990 e l’ultimo nel 2016. L'ultimo prima di ieri sera, 2 giugno 2021!
Quando entri al Battaglini senti che è qualcosa di unico, quasi un museo. La capienza è quella che è (6.500 spettatori nelle grandi occasioni), ma l'atmosfera e la passione sono degne di Twickenham; così come l’emozione quando all’ingresso in campo parte la marcia dei Bersaglieri. Poi ci sono i campioni che sono passati da Rovigo; i capitani e gli eroi di mille battaglie che non basterebbe un libro per raccontare la loro vita.
Maci e gli altri Fare una graduatoria è impossibile. Proviamo a fare qualche nome: "Maci" Battaglini, l’idolo indiscusso della città, o l’immenso Naas Botha, uno dei più grandi giocatori di rugby della storia. O Romano Bettarello e il figlio Stefano, uno dei più grandi italiani di sempre. O Isidoro Quaglio...
Mario Maci Battaglini era un ragazzone di San Bortolo che prese per la prima volta fra le mani un pallone ovale nel novembre del 1936. Dalla Gil di Rovigo passò a Milano, tornò a Rovigo nel 1940 per giocare il primo campionato di Serie A. Nel 1947 andò in Francia con il Vienne e poi a Tolone dove diventò un idolo. Poi di nuovo Rovigo, Treviso... “Maci” scese in campo l’ultima volta da giocatore nel 1955, poi allenò dal 1955 al 1969 Fiamme Oro Padova, Treviso, Rovigo e Petrarca. Si spense in seguito ad una caduta in bicicletta il 1 gennaio del 1971 (50 anni fa). Oltre a Maci Battaglini, vanno nominati Aldo Milani, Naas Botha, Tito Lupini, Alex Penciu, Dirk Naudé. E, ovviamente, Isidoro Quaglio.
Gli anni ‘60 fuorno forse i più felici: sotto la guida di Giordano Campice i rossoblù vinsero gli scudetti del ‘62, ‘63 e ‘64.
Romano Bettarello (padre di Stefano) che trascinò la squadra in meta con altri tre scudetti consecutivi a cominciare dal ‘62. Lo scudetto del ‘63, contro Parma, fu il primo ad essere raccontato anche dalla Tv: “Rovigo è l'unica città italiana dove nei bar invece di parlare del calcio, si parla di rugby”. In quegli anni Rovigo applaudiva Angelo “Banana” Visentin e il mitico Isidoro “Doro” Quaglio e nei bar si parla di Dirk Naudè, Elio De Anna, Nino Rossi, Raffaello Salvan. Il Rovigo tornò a vincere il campionato nel ‘76 prima, e poi nel ‘79, con un giovane mediano di apertura con il rugby nel sangue, Stefano Bettarello.
Fine anni ‘80: su Rovigo risplendevano due stelle Naas Botha e Gert Smal. Fondamentale nella storia rossoblù la stagione 1987-1988: il Rovigo in quell’anno vinse al semifinale di ritorno contro il Petrarca, grazie a un piazzato ed ad un drop dai 40 metri di Botha destinato a restare nella leggenda. La finale si giocò allo stadio Flaminio di Roma contro il Treviso. Da Rovigo partì addirittura un treno speciale. All’ultimo minuto, l’estremo Brunello si inventò un’azione che è una delle più belle nella storia del rugby: slalom tra cinque giocatori in accelerazione e passaggio liberatorio a Ravanelli, che volò a firmare lo scudetto.
Tra i più giovani impossibile non parlare di Carlo Checchinato, campione d’italia nel 1990, dal 2005 al 2010 team manager della Nazionale italiana. Per lui 84 caps in maglia azzurra, con la quale Checchinato ha disputato le Coppe del Mondo del 1991 in Inghilterra, 1995 in Sudafrica, 1999 in Galles e 2003 in Australia.
Negli anni Duemila va assolutamente nominato Andrea Scanavacca, Pepe. Per lui una lunga carriera in rossoblù, la Nazionale, uno splendido Sei Nazioni, i suoi storici punti a Twickenham e a Murrayfield, templi sacri del rugby. Con 3.368 punti omologati (segnati 3.380) resta il miglior realizzatore di sempre del campionato italiano di rugby. Dalla sua parte stanno 11 convocazioni in azzurro e 47 punti segnati: 2 mete, 9 trasformazioni, 8 calci piazzati.
Formato a Rovigo, merita una citazione Antonio Pavanello che esordì in prima squadra nel 2002 per poi passare, dopo cinque campionati con la squadra rossoblù, al Benetton Treviso, con cui ha vinto tre titoli di campione d'Italia. C’è il tempo solo per citare gli ultimi capitani e gli ultimi campioni che sono passati da Rovigo. Di Stefan Basson si sa praticamente tutto: il sudafricano dal piede di ghiaccio, ma con il cuore a Rovigo, si è lasciato alle spalle un record di punti da calcio piazzato difficilmente eguagliabile. La sicurezza che trasmetteva alla squadra ha fatto il resto. Il suo capitano, all’epoca, è stato un altro idolo del Battaglini, Luke Mahoney, che lo scudetto però l’ha festeggiato nel 2016 solo da assistent coach dopo l’amarissima sconfitta contro Calvisano nel 2015 in quella che fu la sua ultima partita ufficiale. Poi c’è il presente, con capitan Matteo Ferro, rodigino doc, un ragazzo splendido che è l’emblema della palla ovale (e che ha alzato al cielo il trofeo nel 2016 e la Coppa Italia nel 2019 dopo una partita epica nel fango contro il Petrarca), e il sudafricano innamorato di Rovigo, Jacques Momberg, la cui foto con il volto insanguinato dopo la finale vinta con Calvisano è diventata un simbolo di cosa significhi davvero amare il rugby.
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