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“In Polesine mille posti a rischio”

Pieralberto Colombo (Cgil) lancia l’allarme in occasione della festa del 2 giugno.

"Salvare il Consvipo per creare sviluppo e futuro"

Pieralberto Colombo, segretario generale di Cgil Polesine

02/06/2021 - 14:24

Da luglio ci saranno mille posti di lavoro a rischio in Polesine. Lo dice Pieralberto Colombo, segretario della Cgil, in occasione della festa del 2 giugno.

Colombo fa riferimento alla grave situazione economica del territorio, in Polesine e in veneto, per il dopo pandemia, e spiega: “Almeno 25mila posti di lavoro a rischio nel Veneto ed almeno un migliaio, considerando tutti i settori, nella provincia di Rovigo con la fine del blocco dei licenziamenti previsto in due fasi: dal 1 luglio 2021 per le imprese industriali e del settore edile che possono accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria e dal 1 novembre 2021 per le imprese, soprattutto medio-piccole, di tutti gli altri settori che godono del Fis o della cassa integrazione in deroga. Numeri significativi visto che si andrebbero a sommare ai posti di lavoro già persi durante la pandemia”.

Le difficoltà economiche, quindi rischiano di avere gravi conseguenze sul panorama occupazionale. “In questa condizione - dice Colombo - celebriamo quest’anno la festa della Repubblica il 2 giugno che ci impone pertanto una ulteriore seria riflessione. I padri costituenti nella elaborazione di quella che rimane una delle migliori costituzioni al mondo misero non a caso al centro della nostra Carta costituzionale il lavoro. Fuori dalla retorica, democrazia e lavoro strettamente connessi: senza lavoro infatti anche l’effettivo esercizio democratico dei propri diritti diventa difficile. Se vogliamo partire da questo oggettivo assunto, tutti gli attori impegnati nella nostra società credo che dovrebbero condividere la battaglia del sindacato confederale per prorogare il blocco dei licenziamenti. Un unicum, è vero, in Europa, nato dal dialogo tra parti sociali e governo ma del quale dovremo andare fieri, avendo concretamente salvato centinaia di migliaia di posti di lavoro, evitando ulteriori difficoltà e tensioni sociali, altro che assistenzialismo”.

Anzi, “tale provvedimento non è stato sufficiente a salvaguardare quel grande esercito di lavoratori precari (contratti a termine, somministrati, intermittenti, collaboratori, partite iva individuali) che hanno comunque perso il lavoro nel 2020 (o non sono stati riassunti), soprattutto donne e giovani: oltre 900mila in tutta Italia, con circa un milione di cosiddetti nuovi poveri creati. Colombo pensa anche ai cosiddetti lavoratori “poveri, sottopagati o part time involontari, che si fatica a considerare realmente come occupati”.

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