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LA STORIA

“Pan, saame e prosecco, forza Italia”

La foto di Matteo Rubinato con il suo cartello è diventata virale: “Fiero di essere italiano ma soprattutto veneto”

“Pan, saame e prosecco, forza Italia”

13/07/2021 - 07:56

“Pan, saame e prosecco: forza Italia” e “El veneto ghe sè!!! Dai fioi!!!”. Con un piccolo cartello in mano, scritto da ambo le parti, il Tricolore che lo avvolgeva come un mantello, il cavarzerano Matteo Rubinato si è conquistato un posto nel cuore di tutti gli italiani, ma soprattutto dei veneti e dei cavarzerani, nella notte della finale di Euro 2020 vinta dall’Italia sull’Inghilterra, nella magica cornice di Wembley. Complici i social, e le pagine Facebook e Instagram di “Veneto imbruttito” e “Orgoglio Veneto”, le foto di Matteo, 35 anni, immigrato in Inghilterra dal 2009 e docente dell’Università di Coventry, sono ben presto diventate virali. Nel corso di questi campionati europei, è riuscito a vedere sia la semifinale degli Azzurri, vinta sulla Spagna ai rigori, che la finale di domenica sera.

“Vivo in Inghilterra dal 2009, dove mi ero trasferito inizialmente a Sheffield per finire la laurea specialistica in Ingegneria per l’Ambiente ed il Territorio che avevo cominciato all’Università di Padova - racconta Matteo - visti gli ottimi risultati ottenuti, mi era stata offerta l’opportunità di fare un dottorato che sono riuscito a completare nel 2014. Subito dopo averlo ottenuto ho cominciato a lavorare come ricercatore all’Università di Sheffield e fino ad oggi sono arrivato a scrivere 35 articoli in varie riviste scientifiche collaborando con varie università statunitensi, cinesi, belghe e portoghesi”.

Anni di grande studio e gavetta per Matteo, come ricercatore universitario, lavorando su progetti finanziati dal dipartimento di ricerca per l’ingegneria e le scienze fisiche in Inghilterra, fino all’occasione della vita. “Dopo tanti colloqui senza mai mollare, perché qua in Inghilterra un immigrato deve fare dieci volte di più di quello che un inglese fa per ottenerne gli stessi successi, sono riuscito a diventare docente universitario all’Università di Coventry dove insegno diversi corsi di Ingegneria Civile e Ambientale, e mi sono trasferito a Rugby, il paese dove è nato proprio questo sport, dove vivo e ho preso casa” spiega.

“Nonostante tutte le negatività che questo Covid19 ha creato, qualcosa di piacevole si è verificato in queste ultime settimane - prosegue infatti Matteo - l’Europeo 2020, del quale molte partite si sono giocate a Londra. Proprio grazie all’impossibilità degli italiani di viaggiare nel Regno Unito, sono riuscito a vedere in prima persona a Wembley sia la semifinale contro la Spagna che la grandissima finale contro i padroni di casa, l’Inghilterra”.

Matteo racconta la girandola di emozioni provate in quest’ultima settimana con i suoi connazionali immigrati. “Mentre in semifinale, dura e tirata, eravamo quasi metà e metà, in finale eravamo pochi, ma come disemo noaltri veneti, pochi ma boni! - scherza - abbiamo cantato, a squarciagola, non ci siamo mai fermati nonostante le intimidazioni incivili fuori e dentro lo stadio, prima e dopo la partita". “Cantare l’inno, incitare i nostri giocatori, gioire per i gol decisivi sono momenti che non dimenticherò mai - conclude felice Matteo - sono fiero di essere italiano, ma soprattutto sono fiero di essere veneto”. E per l'improvvisa notorietà che gli è arrivata grazie al suo cartello scritto in dialetto, Matteo ha voluto ringraziare le pagine social de "Il Veneto Imbruttito" e "Orgoglio Veneto": "Sono stati gentilissimi ad aver pubblicato le foto, li ringrazio".

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