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Chioggia

La battaglia contro lo sbarramento

Marino Masiero: “Un progetto figlio della peggior politica. Meglio il ponte tra con Sottomarina”

La battaglia contro lo sbarramento

18/07/2021 - 09:41

“I ricorsi dei titolari delle darsene sull’asta del Brenta sono ancora aperti e, se servirà, chiederemo giustizia in Europa”. Marino Masiero, imprenditore del settore nautico, è l’amministratore unico della società che gestisce la darsena Marina del Sole e sul progetto dello sbarramento del cuneo salino con relativo ponte carrabile promette ancora battaglia. Se quel ponte fosse già stato costruito le code per i lavori sul ponte della Romea non sarebbero state un problema, ma quel progetto da 22 milioni di euro (in gran parte finanziati dal ministero dell’Agricoltura) è ancora fermo per i ricorsi appunto delle darsene, ma anche per le difficoltà negli espropri dei terreni limitrofi.

Masiero è stato più volte additato come uno dei “responsabili” per i rallentamenti di un progetto di cui si parla ormai da quasi 20 anni. “Quel sbarramento del fiume - commenta - è figlio della peggiore maniera di fare opere pubbliche in Veneto: quella del Consorzio Venezia Nuova, quella del Mose. Per capirci, la Covevo, vincitrice dell’appalto dello sbarramento, fu coinvolta pesantemente nell’inchiesta Mose. Quel progetto è un grave errore infrastrutturale, viario, idraulico e paesaggistico collocato nel posto sbagliato e dettato da interessi diversi dalla pubblica utilità. Se così non fosse il documento di valutazione costi-benefici sarebbe stato il fulcro dell’intera opera. Si erano ‘dimenticati’ di farlo: 22 milioni di euro a 4 km dal mare, al posto di una spesa di 5 milioni con un ponte veramente utile alla Città, a collegare le due spiagge di Sottomarina e Isola Verde, dov’era previsto da sempre. In quanto a colpe e ritardi, si chiedano da chi dipendono: se avessero fatto i calcoli dei risarcimenti che dovranno essere riconosciuti alle sei aziende nautiche che resteranno chiuse dalla barriera si sarebbero trovate soluzioni in grado di soddisfare tutti”.

I piani urbanistici - prosegue Masiero - hanno previsto un polo nautico su Brondolo, evidentemente se poi si chiude l’accesso al mare a chi sta a monte dello sbarramento, siamo in presenza di un corto circuito politico amministrativo. Se chi ha progettato l’opera fa gli accertamenti tecnici che non vuole fare da 8 anni, anche in autotutela, siamo pronti al dialogo, come sempre. Noi chiediamo giustizia, non favori”. Intanto i ricorsi vanno avanti e Masiero promette battaglia: “Se servirà – conclude - andremo a chiedere giustizia in Europa. L’opera, se usata a regime così come previsto dal progetto costituisce un importante rischio idraulico. Lo dicono le stesse relazioni progettuali. Mi sembra che in passato Chioggia abbia già dato in quanto a progetti miopi: discarica in Val da Rio e Depuratore Fognario in gronda lagunare, solo per fare due esempi. Ce ne sono parecchi altri”.

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