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BICENTENARIO

Quando Bocchi strigliava i politici

La figura di Francesco Antonio Bocchi ricordata da Gabriella Bocchi Vendemiati

Quando Bocchi strigliava i politici

18/07/2021 - 10:11

La ricorrenza del bicentenario della nascita di Francesco Antonio Bocchi aiuta a riscoprire la figura di una grande intellettuale, purtroppo ignorato. Infatti i suoi interessi culturali erano vasti come conferma Gabriella Bocchi Vendemiati. “Lasciando da parte i componimenti poetici prevalentemente d'occasione, sonetti, odi, epitalami piuttosto rigidi e formali – dice – vivi interessi letterari dimostrano almeno sei scritti relativi alla altra nostra gloria adriese, Luigi Groto il Cieco d’Adria, del quale egli apprezza soprattutto la tragedia ‘Hadriana’ e la commedia ‘Il thesoro’, per le quali si lascia andare a commossi commenti per la vivacità della fantasia del Cieco, l'irruenza lussuosa delle immagini, la capacità di intuire genialmente pensieri e caratteri. Resta poi il discorso per l'inaugurazione del busto di Luigi Groto nella piazza a lui dedicata. Francesco Antonio ha concentrato la sua generosa attenzione su argomenti storici e geografici relativi al Veneto e su questioni idrografiche, come si può capire data la complessa configurazione mesopotamica della nostra terra e la dolorosa frequenza, specie nel secondo Ottocento, di rotte e inondazioni che mutavano i contorni delle cuòre (zone paludose bonificate, ndr) e dei terreni, aggravando la già misera condizione della popolazione delle campagne”.

A questo punto aggiunge una riflessione. “Non aspettiamoci però dai suoi trattati elementi di compassione, pietà, collaborazione con l'umanità infelice e miserrima degli abituri di canne e di fango, che pure erano ancora allora nelle campagne: c'è nel suo esame delle situazioni, una sorta di freddezza critica che allontana slanci umanitari e si esplica nell'elenco di ciò che sarebbe utile, di ciò che è fatto male e dovrebbe essere rimediato o mutato. Così arriva a individuare e biasimare comportamenti negativi come il disboscamento irrazionale e l'imperizia di tecnici e amministratori che non conoscono direttamente il territorio di cui si occupano, già caratterizzato da una marcata subsidenza e da diffuse irregolarità. Come si direbbe oggi bisogna pianificare la gestione del territorio ‘partendo dal minuto per arrivare a tutto il possibile’. Perché, a suo vedere, l'uomo non è determinato dall'ambiente (fu sempre contrarissimo alle teorie di Darwin, tranne che per qualche aspetto particolare e limitato), l’uomo non è succube della natura, ma deve essere possibilista, moderatamente modificatore (se si potesse dire) e attento ‘perché natura si piega o sembra piegarsi a lungo e subire il giogo delle scienze, ma di tanto in tanto si rialza vigorosa quasi a protestare contro l'audacia umana che vuol farle violenza; ed i momenti di sua rivincita sono veramente terribili’. Ammonimenti quanto mai attuali”.

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