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L’EMERGENZA

“Fuori dalle nostre aziende i no vax”

“Non possiamo permetterci un’altra chiusura”. “Da noi scoperto il 25%: mettono a rischio tutti”

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22/07/2021 - 13:56

Lavoratori non vaccinati fuori dai cancelli delle aziende. La proposta della Confindustria nazionale, di demansionare o sospendere (a stipendio zero) chi rifiuta il vaccino senza una valida motivazione medica, trova il pieno sostegno dell’Aquilotto di Venezia-Rovigo ma anche di molti imprenditori di casa nostra.

“Ma quale privacy, qui non c’è privacy che tenga: io come datore di lavoro voglio sapere se chi entra in azienda può costituire un pericolo per gli altri dipendenti. E devo saperlo a tutela dei lavoratori stessi e delle loro famiglie, ma anche dei loro stessi stipendi: se con un solo caso positivo mettono in quarantena tutta l’azienda, come facciamo a garantire le paghe? Qui alla prossima chiusura siamo tutti in ginocchio, e non ce lo possiamo permettere. E le tutele non sono figlie di posizioni ideologiche o politiche: è la scienza a suggerircele, e io della scienza mi fido”. Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia-Rovigo non ha dubbi: la vaccinazione è doverosa, per tutti.

“Io l’ho fatta e l’ho fatta con convinzione, prenotando tramite Ulss e facendo la fila come tutti, lo scriva chiaro - sottolinea Marinese - 20 giorni fa ho ricevuto la seconda dose, di Moderna, e ne sono contentissimo, per due motivi. Perché mi fido della scienza, appunto, ma soprattutto perché solo così posso tutelare gli altri”.

Quindi Marinese allarga il campo d’analisi. “Abbiamo vissuto una pandemia devastante, che dal punto di vista sociale sta facendo ancora malissimo e i cui effetti credo non siano terminati; dal punto di vista sanitario ha visto molta gente dover rinunciare alle cure perché la priorità e gli sforzi del sistema erano proiettati sul Covid; dal punto di vista economica ci ha indebolito, creando ulteriore debito. Possiamo andare avanti così, e rischiare nuove chiusure? Non credo proprio - conclude - ne dobbiamo uscire con ogni mezzo, e l’unico che abbiamo a disposizione è il vaccino”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giordano Riello, imprenditore veneto e già presidente del giovani industriali di Rovigo. Secondo cui “un’azione sanzionatoria nei confronti dei lavoratori che si rifiutano di sottoporsi al vaccino è da ritenersi corretta”. Una posizione, tiene a rimarcare Riello, condivisa dalla sua famiglia, molto nota nel campo industriale. E che di certo non sorprende: Riello, del resto, aveva aperto i cancelli della sua Aermec, a Bevilacqua di Verona, per ospitare un hub vaccinale, che - da maggio ad oggi - ha consentito la somministrazione di oltre ottomila dosi di vaccino non soltanto ai dipendenti ma anche ai residenti della zona.

Nelle aziende del gruppo, i dipendenti vaccinati si attestano sul 75%. “Non capisco proprio la posizione del restante 25% - dice il giovane Riello - che non vuole mettersi in sicurezza, esponendo a rischi e mettendo a repentaglio la vita stessa delle fasce più deboli della popolazione, come chi, per fragilità pregresse, non può ricevere il vaccino. Ad imporci la vaccinazione - argomenta - è la coscienza sociale, oltre al rispetto per gli altri e al senso di responsabilità. Una responsabilità che va al di là persino di ogni valutazione economica”.

E allora “non dico che le aziende dovrebbero licenziare chi non vuole vaccinarsi, ma di sicuro è corretto prevedere forme sanzionatorie”, conclude Riello.

Proprio quello che chiede Confindustria, con la lettera firmata l’altro giorno dal direttore generale Francesca Mariotti in cui si chiede al governo l’estensione dell’utilizzo del Green pass per accedere ai contesti aziendali. Chi non l’avrà - la considerazione della dg - potrà essere demansionato e in casi estremi vedersi sospeso e dunque finire a casa a stipendio zero, fino alla fine dell’emergenza sanitaria.

Una posizione non soltanto del mondo industriale. Anche la Confartigianato del Veneto, con il suo presidente Roberto Boschetto, ieri ha affermato che “il diritto alla salute deve accompagnarsi ad un dovere e responsabilità nella cura della propria salute. Il nostro obiettivo deve essere: zero ricoverati e 100% di vaccinati”. “Chi non si vaccina - conclude - si mette a rischio, ma non solo. Il nostro è un paese che (fortunatamente) ha una cultura della salute e della cura come diritto collettivo; pertanto, chi non si vaccina si espone ed espone gli altri al rischio di doversi tutti far carico di una recrudescenza dei ricoveri e dei relativi costi”.

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