you reporter

COVID

Green Pass al lavoro, “è giusto”

Turisti, insegnanti, giovani e dipendenti della Pa (con qualche “ma”), sono per il polso duro

Green Pass al lavoro, “è giusto”

19/09/2021 - 11:39

“In Germania lavoro in ospedale in Ostetricia e sono già alla terza dose di vaccino. Nel mio reparto ho visto tante mamme in gravidanza arrivare con il Covid e sinceramente non lo auguro a nessuno. Il Green Pass serve per stare più tranquilli”. Anna, che con il marito Matthias è in vacanza in Italia (e hanno voluto comprare La Voce di Rovigo!!!) non ha dubbi sulla necessità di esibire il passaporto verde anche nei posti di lavoro: “O perché guariti, o perché vaccinati o perché provvisti di test negativo. Da noi si chiamano le tre ‘G’ geimpft, genesen, getestet - spiega Matthias - ma ho letto in un grande quotidiano tedesco che da noi c’è più opposizione al Green Pass rispetto all’Italia”. Effetivamente in un “mini sondaggio” di piazza la maggior parte degli intervistati è a favore della “patente” anche per poter lavorare, c’è fiducia nella scienza, con qualche digressione, tuttavia sul rispetto per chi la pensa diversamente.

Elisa, 28 anni, è impiegata in ufficio ed è stata in cassa integrazione. “Io sono pro vaccino nel pubblico e nel privato, per correttezza nei confronti di chi non può farlo. E’ un dovere da cittadina siamo in mezzo a una pandemia globale, lo trovo un dovere morale”. Venuti a Rovigo da Padova in un assolato sabato di mercato, Sara e Stefano sono più morbidi. “Io sono vaccinata, ma la trovo una misura rigorosa. Capisco non andare al cinema, ma lavorare è un altro conto, c’è bisogno. Siamo andati oltre ogni limite di accettazione”.

Ginetta, notissima funzionaria dell’anagrafe di Rovigo, è contenta della misura: “Il vaccino non è stato una passeggiata per nessuno. Dobbiamo decidere se continuare a vivere e ad avere la nostra vita o stare a guardare. E’ sì una misura forte ed è giusto così. Bisogna capire che se vogliamo uscire da questa situazione pietosa è l’unica strada”. Roberto, anche lui dipendente nella pubblica amministrazione allarga le braccia: “Lo abbiamo fatto perché costretti a farlo, anche se non ci hanno risposto a tante domande: la validità del vaccino, la capacità di trasmettere comunque il virus”.

Un gruppo di insegnanti beve un aperitivo e alla domanda sorride come per dire “ora tocca anche a voi”. Gli insegnanti sono state infatti tra le prime categorie a essere vaccinate, nel periodo, tra l’altro, della grande paura per Astrazeneca, poi sospeso. Mirco l’ha presa come un’opportunità, anche se capisce che alla gente si è chiesto troppo in poco tempo. Rossella, non vuole tornare alla dad, ci tiene al suo lavoro: “Se l’alternativa è non vedere i ragazzi in presenza, meglio così ere a fare dad e non vedere i ragazzi in presenza, preferisco fare bene il mio lavoro”.

Un gruppo di giovani di Ragioneria è ferrato sul tema che tocca le vite di tutti. Jacopo è convinto che “ci sta, alla fine è giusto”. Florjan, invece non è d’accordo: “Vaccinarsi non ha senso tanto puoi prenderlo lo stesso e non ti assicura al 100%”. Il lockdown non li spaventa. Come facevate? Come comunicavate? “Non lo facevamo”, liquida la vicenda John. Sabina, che lavora nell’Infanzia, non è d’accordo sull’obbligo del green pass a scuola: “Si penalizzano bambini di due anni per le scelte dei genitori. E si penalizza sul lavoro chi sceglie di non farlo”. Enrico e Sara sono sulla stessa linea d’onda: “Può essere un disagio se non ci credi, ma qui ne va della sicurezza di tutti, della famiglia, delle persone più fragili. Bisogna essere più fiduciosi della medicina. Chissà quante schifezze chimiche mangiamo e non lo sappiamo nemmeno”.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0


GLI SPECIALI

Tesori. Alla scoperta del territorio tra mare e lagune
speciali: TESORI tra fiumi terra e lagune

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Cambia le impostazioni sulla privacy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl