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L'APPELLO

Non si trovano lavoratori: "La scuola insegni a lavorare"

Cna segnala una situazione problematica a livello provinciale e ipotizza una soluzione

Non si trovano lavoratori: "La scuola insegni a lavorare"

02/11/2021 - 18:52

 “No, non è più come una volta: il ragazzino che non ha voglia di studiare non risolve il problema andando a fare il muraro. Anche lì servono competenze, specializzazione, formazione. Senza, non si va da nessuna parte. Ma allora, serve un percorso da sviluppare anche con le istituzioni scolastiche, perché non sono solo i laureati di certe facoltà a finire gli studi senza saper fare un mestiere, anche al termine delle superiori molti corrono lo stesso rischio. E al giorno d’oggi non ce lo possiamo permettere, pena perdere ricchezza e posti di lavoro. Che poi non recuperiamo più”.

Matteo Rettore, segretario della Cna di Rovigo, non si sorprende di fronte ai numeri forniti dalla Cisl di Padova-Rovigo sul mercato del lavoro tra Adige e Po: qui - ha rivelato il sindacato - ci sono 1.900 posti di lavoro sguarniti, la metà dei quali di difficile reperimento, il 16% perché mancano figure specializzate.

“Tornitori e saldatori praticamente non si trovano. Ma il problema non è solo in questo settore, è ovunque: anche le imprese delle pulizie fanno fatica a reperire persone, eppure qui parliamo di soft skill, come cortesia e attenzione al cliente. Posso confermare, insomma - prosegue Rettore - che gli imprenditori ci segnalano con forza il problema di trovare personale qualificato. E man mano che la specializzazione sale, diventa sempre più complicato”.

Un problema tutt’altro che da sottovalutare. “Si rischia di perdere una serie di competenze che, se non sviluppiamo noi, finirà col fare qualcun altro. E questo dovrebbe far riflettere anche nelle scelte delle scuole. Da parte nostra, come Cna ma più in generale come associazioni di categoria - prosegue Rettore - c’è grande disponibilità a lavorare su un progetto di formazione di massa su alcune competenze. Però deve cambiare anche la cultura: mi spiego, al giorno d’oggi prima si inizia a lavorare e poi ci si forma, ed è un trend molto più accentuato di quanto accadeva un tempo perché spesso dai percorsi di studio si esce con competenze non adeguate. Per questo, anche le istituzioni ci devono seguire”. Il riferimento è soprattutto alla Regione: “Nel nuovo Por - dice Rettore - devono trovare spazio anche i piani formativi, perché non si vive di solo digitale. Al fianco delle competenze tecnologiche, certamente necessarie, anche artigianato e manualità devono trovare il loro giusto spazio. Alla nostra economica serve anche chi sa stare davanti a un tornio, chi sa saldare, chi sa fare un impianto idraulico e chi ne sa fare uno elettrico”.

Ma. Ran.

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