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Diario dell'alluvione-10

Spirito nefasto da scacciare

“Con acque inquinate e carcasse in giro, se succede qualcosa chi è responsabile?”.

Spirito nefasto da scacciare

09/11/2021 - 19:08

Il 5 marzo del ’52, mentre mia moglie era sulla strada di Villamarzana, io ero su quella di Frassinelle. Per la verità, di strada non ne esisteva neanche un piccolo tratto; esisteva una specie di sentiero segnato dal passaggio casuale di qualche passante tra voragini e cumuli di detriti terriccio limo sabbia arbusti alberi sradicati.

La bicicletta mi era più di impaccio che d’aiuto. Ripresi servizio, dunque, asciugandomi i sudori a molte riprese, in una scuola ancora occupata in gran parte da famiglie sinistrate, a stufe spente, con cinque alunni presenti su ventisei.

“E’ vero che sei arrivato con un treno carico di aiuti Erp?” subito mi chiesero i colleghi.

“Mi accorgo che godete delle confidenze del vostro temuto padrone”.

“Anche tuo, va’ là”.

“Anche mio, purtroppo; con la differenza però, che rientro dieci giorni dopo di voi, contro i suoi ordini! Un momento. Mi pare che per il rientro nelle case occorra il certificato di abitabilità. Il dottore ha rilasciato questo certificato per le scuole?”

“Mai visto né certificato né dottore. Noialtri abbiamo ricevuto l’ordine di riprendere servizio il 25 febbraio e l’abbiamo ripreso in queste condizioni. Si arrangi lui se succede qualcosa”.

“Ma quello non capisce niente. Per lui avremmo dovuto continuare a far scuola anche sul ‘camion della morte’!”

“Se si vanta di aver fatto scuola col padre morto in casa!...”

“Lui muore dalla fretta di assicurare per primo il provveditore che nel suo circolo tutte le scuole hanno ripreso a funzionare regolarmente. Le solite bravitù di tanti dirigenti a spese dei dipendenti! Ma se succede qualcosa con tutte queste acque inquinate, con tutte queste carcasse di bestie in giro, in locali malsani infetti pericolanti, paghiamo noi. Lui si salva sempre: responsabili saremo noi che non lo abbiamo segnalato... Sentite: io, ora, gli scrivo che riprendo servizio, ma lo avverto che non rispondo per nulla, risponderà lui delle possibilissime gravi conseguenze anche nei miei riguardi. Se volete…”

E la lettera partì anche con la firma dei colleghi.

Quando fu rimessa in sesto la strada da permettere il transito delle biciclette, Lui ci bersagliò di visite allo scopo di coglierci in fragrante ed avere appigli, giuridicamente più sostenibili di quella “vergognosa” lettera, per punire la nostra scarsa docilità sottomissione riverenza.

Di rimando, “Il tuo spirito, Signor, su noi diffondi…” facevo cantare ai ragazzi, alla mattina, prima che entrassero nelle aule, quasi a neutralizzare lo spirito nefasto di un direttore rimasto ancora, come mentalità, al 24 aprile 1945.

Tuttavia, il duro funzionario riservò sempre per..., il più pieghevole e servizievole tra noi, una smorfia, che nelle intenzioni doveva essere l’abbozzo di un sorriso, ed una battuta di compiacenza, più o meno sempre quella anche se precedentemente preparata con l’aiuto della moglie segretaria, per i formidabili progressi dei suoi scolari.

“Bene, bene! Vedo che questi ragassi riescono bene in tutte le materie!” esclamò con enfasi a Pasqua sfogliando il suo registro.

“Ma questa è una università!” aggiunse in aprile.

“Eh, con un maestro così disciplinato ed attivo - completò in maggio - i risultati non possono essere diversi”!

Vittorino Vicentini

10- continua

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