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Monsignor Lucchiari: “Riscoprire la bellezza dello sport”

Eletto assistente scolastico del Csi regionale, domenica 28 novembre all’autodromo sarà alla festa regionale

Monsignor Lucchiari: “Riscoprire la bellezza dello sport”

14/11/2021 - 09:07

Il Csi veneto parla sempre più polesano: monsignor Guido Lucchiari, sacerdote della diocesi di Adria-Rovigo, è stato nominato assistente ecclesiastico del comitato regionale dell’associazione. La nomina è stata fatta dal patriarca di Venezia Francesco Moraglia. Adesso monsignor Lucchiari affianca, nei rispettivi ruoli, l’adriese Giovanni Cattozzi che da qualche mese è stato eletto presidente regionale del Csi. E il Polesine, la città etrusca in particolare, ospiterà la manifestazione regionale il “Natale dello sportivo” in programma domenica 28 novembre all’autodromo, don Guido celebrerà la messa e così farà il suo esordio pubblico nel nuovo ruolo.

Monsignor Lucchiari, che senso ha e quale funzione svolge l’assistente ecclesiastico in un’associazione sportiva?

“Vuol dire che questa associazione intende, vive e promuove lo sport come qualcosa di profondamente serio: manda in campo prima di tutto i valori. Solo così lo sport diventa relazione autentica, esperienza di vita, momento di crescita personale e comunitaria. Ecco, lo sport va vissuto come esperienza individuale e di squadra. Voglio dire di più: lo sport è una liturgia”.

In che senso?

“Come la liturgia è un’esperienza di incontro, così è - almeno dovrebbe essere - l’autenticità dello sport. La disciplina sportiva non è il ‘campo-del-fai-da-te’, ma la manifestazione della squadra. Pertanto, nelle competizioni e nei gesti risuona il ‘noi’ e non ‘l’io’, la squadra non il soggetto ideale. Allora compito essenziale, in questo caso del Csi, è formare le persone, dirigenti e atleti, diffondendo la bellezza dello sport”.

In questa prospettiva gareggiare può apparire secondario, il risultato passa in secondo piano?

“Nient’affatto. Anzi il contrario. La bellezza dello sport, non inquinato da interessi economici o di altro tipo, sta proprio nel gareggiare, nel cercare la vittoria lealmente, nel rispetto dell’avversario e delle regole. Lo sport deve insegnare a vincere e a perdere, ad accettare il verdetto del campo, senza accampare scuse. Questo insegnamento va poi trasmesso nella vita: anche nella vita ci sono vittorie e sconfitte. Lo sport, pertanto, deve aiutare a non esaltarsi troppo nelle vittorie e a non deprimersi eccessivamente nelle sconfitte. Per questo dico bisogna imparare ad accettare le une e altre”.

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