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Ca' Emo, aperta la mostra sull’alluvione

Inaugurata l'esposizione curata dall'Unità pastorale Ca’ Emo, Fasana e Botti Barbarighe col centro cultura don Giuseppe Tinello

Ca' Emo, aperta la mostra sull’alluvione

14/11/2021 - 09:31

La mostra parte subito con il botto: al momento dell’inaugurazione è stato annunciato che l’esposizione andrà in tour e la prima tappa sarà a Rosolina a partire da venerdì 26 novembre. “La grande alluvione del Po del 1951” è la mostra promossa dall’unità pastorale Ca’ Emo, Fasana e Botti Barbarighe, in collaborazione con il centro cultura don Giuseppe Tinello, per celebrare il 70° anniversario del tragico evento. L’iniziativa gode del patrocinio della Città di Adria. La mostra è allestita nell’ex scuola elementare di Ca’ Emo e rimarrà aperta fino a domenica prossima tutti i giorni dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 18 e dalle 21 alle 23. Ingresso libero nel rispetto delle norme anti Covid.

La cerimonia di apertura ha visto una larga partecipazione di autorità civili, militari e rappresentanti delle istituzioni culturali: dall’assessore Matteo Stoppa, che ha portato il saluto dell’amministrazione comunale, ai consiglieri comunali Sara Mazzucato, Lamberto Cavallari e Sandro Gino Spinello, una rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri, Antonio Giolo referente della biblioteca comunale di Adria, oltre al parroco don Lucio Pollini. Molto toccante la testimonianza di Spinello nel ricordare Benito Cassetta, scomparso due anni fa, e la moglie Cecilia Binello che tanto si sono adoperati per tenere viva la memoria del Polesine a Chieri e in Piemonte dove sono emigrati.

Grande soddisfazione per gli organizzatori di cui si fa interprete Sara Mazzucato. “E’ motivo di orgoglio - afferma - per una piccola comunità aver allestito questa mostra ed è immensa la soddisfazione nel constatare che altri paesi l’hanno apprezzata e richiesta. E’ stato un grande lavoro di squadra, ma un grande plauso vanno a Giosuè Paggioro e a don Lucio che hanno voluto questa iniziativa con determinazione. Non si tratta soltanto di una rievocazione storica - sottolinea Mazzucato - ma di far nostra la memoria di un evento drammatico vissuto dai nostri padri e nonni perché questa condivisione ci fa sentire comunità sempre più forte”.

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