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CORONAVIRUS IN POLESINE

Finta malattia e guarigione per il pass: No Vax beccati

Camici bianchi in guerra con i furbetti: “Ma qui non ci fregano, li conosciamo”

Finta malattia e guarigione per il pass: No Vax beccati

20/01/2022 - 09:25

Farmacisti in prima linea e (ancora) sommersi dalla richiesta di tamponi. Con una nuova insidia: non soltanto il rischio di contrarre il virus, che in questo momento “ha messo ko molti colleghi in tutta la provincia di Rovigo”, come precisa il presidente dell’ordine polesano Alberto Melloncelli, ma anche la necessità di tenere gli occhi ben aperti per fronteggiare i furbetti a caccia di Green pass facili.

Nessuna connivenza da parte della categoria: anzi, tutt’altro. Nel nuovo trucco dei no vax, i farmacisti sono le vittime. Funziona così: una persona che scopre di essere positiva, si presenta in farmacia con la tessera sanitaria di un amico no vax negativo e fa il tampone a nome suo. Pochi giorni dopo, quest’ultimo va in un’altra farmacia, fa un tampone che accerta la negatività e dunque, per il sistema, è guarito: abbastanza per ottenere il Green pass per sei mesi a sforzo zero.

Un trucco che, in provincia, pare non sfondare. Diverso, probabilmente, il discorso in città. Da Villadose, Michelangelo Galante, decano dei farmacisti polesani, spiega: “I nostri clienti li conosciamo uno per uno, e ci sono pochissime possibilità che uno stratagemma di questo tipo possa funzionare. Non mi fregano. E di certo non mi presto a cose di questo genere, come nessuno dei miei colleghi”. “Certificare la malattia o la guarigione - aggiunge - mi comporta una grande responsabilità e degli obblighi: a me non importa se, giuridicamente, posso o meno chiedere la carta d’identità a un cliente. Io la chiedo eccome, perché la responsabilità viene prima di ogni altra cosa”.

Quindi, Galante aggiunge: “La nostra categoria, in questa situazione, si sta comportando in modo eroico. Siamo in prima linea, esposti al virus fin dall’inizio della pandemia. Ora in parlamento si voleva, su proposta del Movimento Cinque Stelle, dare la possibilità anche alle parafarmacie di fare i tamponi: sebbene chi ci lavora abbia studiato farmacia, si tratta comunque di negozi di vicinato, che non sono inseriti nel servizio sanitario nazionale come noi, e che dunque hanno obblighi diversi. Per fortuna, la proposta non è passata: le farmacie restano un presidio territoriale importante, che danno garanzia sul tipo di servizio offerto”.

Alberto Melloncelli nella sua farmacia in piazza a Baruchella continua a fare tamponi a tutto spiano. “La situazione non è cambiata rispetto a ottobre, anzi forse è peggiorata: abbiamo le agende piene, e entrambi i telefoni che suonano senza sosta, per otto ore al giorno. So di colleghi che hanno rinunciato a rispondere: o lavorano o stanno al telefono”.

Rispetto a ottobre, “non è calata la richiesta di tamponi dei lavoratori”, segno che pochissimi di quelli che fin qui hanno fatto il test ogni 48 ore per avere il Green pass base per poter lavorare si sono convinti a vaccinarsi. “Semmai, quei pochi che non vengono più è perché si sono positivizzati e hanno avuto il pass da guarigione”, dice Melloncelli. A questi, però, “si sono aggiunti tutti i ragazzi delle scuole: sono tantissimi, e sono tutti positivi. Con loro, contagiate anche tantissime mamme. Aprire la scuola così presto forse è stato un azzardo: per i primi giorni è andato tutto bene ma ora siamo di fronte a una vera ondata di nuovi positivi. E’ spaventoso. E il numero di tamponi fatti anziché calare continua a crescere ogni giorno”.

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