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ROVIGO

Ucciso con un colpo di machete, il figlio non parla

Il giovane ha deciso di avvalersi, di fronte ai giudici

Il minore ritenuto l’autore materiale dell’omicidio, imputato in procedimento connesso, al Tribunale dei minori, ha scelto di non parlare. Lei, maggiorenne, imputata nel processo a Rovigo, ha affermato di non avere preso parte all’omicidio e di averne avuto contezza solo quando era già avvenuto.

Al centro del procedimento di fronte alla Corte d’Assise di Rovigo, la tragedia avvenuta il 4 febbraio scorso, a Sant’Apollinare, nel cosiddetto “campo nomadi”, uno spiazzo dove sono ricoverate alcune roulotte. Qui, nel tardo pomeriggio, Edis Cavazza, 45 anni, venne ucciso col machete, per l’accusa dal figlio, minorenne, 17enne. Per il ragazzo è attualmente in corso l’udienza preliminare al tribunale dei minori con rito abbreviato. L’ipotesi di reato per la quale si procede è quella di omicidio volontario premeditato. Il Gup lagunare ha accolto la richiesta di sottoporre a perizia il minore, per capire maturità e capacità di intendere e volere.
A giudizio, di fronte alla Corte d’Assise di Rovigo, si trova invece la fidanzata, una 27enne di fatto convivente, all’epoca dell’omicidio, col ragazzo. Proprio in una delle roulotte del campo.

Alla 27enne non viene contestata materialmente la commissione dell’omicidio, ma una complicità in questo, dal momento che avrebbe rafforzato la determinazione del minorenne a commettere quell’atto, acquistando il machete in una tabaccheria di Adria e, al momento dell’uccisione del padre, minacciato con un coltello gli altri familiari per impedire che intervenissero.

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