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CORONAVIRUS

"Non mi danno né vaccino né esenzione: e ho perso il lavoro"

L'incredibile vicenda di una polesana di 33 anni, ostaggio della burocrazia

"Non mi danno né vaccino né esenzione: e ho perso il lavoro"

“Ho già perso il lavoro. Ora faccio le pulizie e guadagno 600 euro ne spendo 200 in tamponi”

Lei il vaccino lo vorrebbe fare, le consentirebbe di lavorare, per esempio (fa le pulizie in un Comune della provincia), ma anche di andare al cinema o in piscina, o - banalmente - al bar.

E invece a una polesana di 33 anni, il vaccino non lo somministrano. Ma per un paradosso della burocrazia sanitaria, un inghippo in cui non tutti si sono messi nei suoi panni, non ha nemmeno l’esenzione dal vaccino. E per lavorare spende 200 euro al mese di tamponi, guadagnandone 600-700 a seconda dei turni di lavoro che ha.

L’assurdo caso lo racconta con dovizia di particolari: “Nel 2013, dopo un malore, hanno riscontrato otto placche demielinizzanti al cervello, ma ancora non ho avuto nessuna diagnosi certa. A luglio, il 4 luglio, avevo un appuntamento al Censer per il vaccino, ma allo screening il medico, di comune accordo con gli altri medici presenti, non se l’è sentita di farmi procedere con il vaccino. Ho dovuto quindi rinunciare”.

A questo punto, vista la patologia, anche se non ben diagnosticata, i rischi del vaccino e la necessità di ottenere il green pass, ci si aspetterebbe un’esenzione. E invece no. “Mi sono recata - continua la giovane - su loro consiglio, dal mio medico di base (ex ormai) per chiedere tutta la mia cartella clinica, che però a luglio risultava smarrita, dunque non avevo i documenti per certificare un’esenzione”.

Passano i mesi e anche i decreti, e per i non vaccinati la vita si è fatta sempre più dura. “Ho perso il lavoro di commessa perché non avevo il green pass - continua Laura - A novembre è riapparsa la mia cartella clinica, e dopo aver chiesto aiuto e pareri in Cittadella sanitaria e all'Urp (ovviamente nessuno poteva fare niente, se il mio medico aveva perso tutta la mia "storia"), decido di cambiare medico di base. Con lui decidiamo di comune accordo di fare accertamenti e capire così se fosse possibile fare il vaccino. Lui dice che lo posso fare. Mi prenoto, vado per la seconda volta al centro vaccinale... E per la seconda volta vengo mandata via perché ‘non ci assumiamo la responsabilità’”.

I medici dello screening aggiungono: “Provi a chiedere l'esenzione”.

Ma la giovane oramai lo sa: “L’esenzione che nessuno mi darà. E così, mi ritrovo costretta a spendere 200 euro al mese, con uno stipendio di 600 euro, perché nessuno mi aiuta”. Per qualche settimana è stata la stessa Ulss 5 a dispensarla dal vaccino con un’esenzione a “tempo”, che però proprio ieri scadeva. “Nel frattempo ho contratto il Covid - conclude Laura, che non è poi così sollevata - Tra qualche mese se non cambiano le regole, tornerò ad essere ‘appestata’. Vivo come un topo, in casa o al lavoro. Io che ho sempre fatto la barista, la commessa, ho un sacco di amici e adesso non vedo neppure mia nonna da mesi per paura di contagiarla”.

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