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TAGLIO DI PO

Multa non vista in Pec: decuplica e arriva a 3500 euro

“Assurdo ricevere le sanzioni soltanto sulla posta elettronica”. Ma il Comune non fa sconti

Multa non vista in Pec: decuplica e arriva a 3500 euro

Non apre la Pec per due anni: si trova a dover pagare oltre 3.500 euro di multe. E’ la disavventura accaduta a un fisioterapista di Rovigo, che, negli ultimi due anni e mezzo, ha preso, suo malgrado, sei multe dall’autovelox di Taglio di Po.

Peccato che quelle multe gli siano state notificate attraverso la posta elettronica certificata: un indirizzo che è obbligato ad avere a causa del suo lavoro ma che di fatto non usa. E così, non si è mai accorto di quelle sanzioni, che, via via, sono aumentate a suon di more ed interessi. Passando da poche centinaia di euro complessivi ad oltre 3.500 euro. Finché, l’altro giorno, il decimo sollecito di pagamento non arriva via posta ordinaria, cartaceo, direttamente dentro la cassetta delle lettere: solo a quel punto il professionista si rende conto di cosa gli sta capitando. E meno male, “altrimenti tra qualche anno avrei avuto guai serissimi con l’Agenzia delle Entrate”, sottolinea.

Tutto inizia tre anni fa quando, per il suo lavoro, gli viene assegnata una Pec “di cui, fino a ieri, ignoravo anche l’indirizzo e le credenziali di accesso”, dice. “In questi due anni mezzo di pandemia - scrive - in cui sono diventato anche papà, con una pressione a lavoro alle stelle, e la testa presa da mille pensieri al rientro a casa, prendo sei verbali (in 2 anni e mezzo) per eccesso di velocità, tutti a Taglio di Po. Solo che diversamente da come è sempre avvenuto nella mia vita per altre contravvenzioni (che ho sempre pagato entro i 5 giorni) non mi viene notificato il verbale via raccomandata, ma su questa maledetta Pec”.

“Per un evidente corto circuito di comunicazione, mi scuserete se l’unica cosa a cui non ho pensato negli ultimi 20 mesi è stato aprire la Pec”, dice il professionista polesano. Che aggiunge: “Non ho mai pensato di non dover pagare le multe, né mai mi tirerò indietro, ma se ieri non mi fosse arrivato a casa nella cassetta delle lettere, il decimo rincaro di circa 300 euro per una ‘multa non pagata’, io e la mia famiglia tra qualche anno probabilmente avremmo avuto guai serissimi con l'Agenzia delle Entrate. Oggi mi trovo a dover pagare un conto salatissimo di oltre 3,500 euro, per un canale di comunicazione che non ritenevo potesse essere utilizzabile per tali scopi. Trovo profondamente ingiusto, dover pagare tutte le more accumulate in questi mesi in cui non ero a conoscenza dei verbali”,

“Sono una persona onesta, padre di famiglia e mi sudo ogni centesimo che guadagno, vedere i miei risparmi gettati al vento così fa molto male”, dice ancora. E svela di aver “invitato il comando dei vigili urbani e il Comune di Taglio di Po al dialogo per cercare di trovare una soluzione a tutto questo, ma salvo una disponibilità alla rateizzazione non ho ricevuto la comprensione che ritenevo adeguata al caso; si sono schermati, come immaginavo, dietro la legalità del procedimento. Inutile dire che ho provato anche a contattare un legale, ma anche lui mi ha ribadito che la procedura è corretta e inappellabile”.

Dunque, pagare e basta: il tutto in un momento in cui - scrive - ha ricevuto anche “800 euro di gas e 300 di corrente” oltre a dover “pagare il mutuo e crescere una bambina di 16 mesi, con lo stesso stipendio da fame. E se chiedi ragionevolmente un aiuto, ti rispondono che questa è la legge”.

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