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GUERRA E RINCARI

Allarme benzina, il pezzo vola verso i 2 euro

I distributori fanno incetta di “verde”. E i mercati scommettono: ribassi solo nell’estate 2023

Allarme benzina, il pezzo vola verso i 2 euro

I distributori fanno incetta di “verde”. E i mercati scommettono: ribassi solo nell’estate 2023

Preparatevi: la benzina si avvia a raggiungere prezzi mai visti. Prossima fermata: due euro al litro. “Se le cose non cambieranno, se non ci sarà un raffreddamento della situazione internazionale, ci arriveremo di sicuro, si tratta soltanto di capire quando: c’è chi dice che succederà già entro l’inizio della primavera”. Chi parla è un operatore del settore carburanti, molto attivo in Polesine. Che sta vivendo giorni molto caldi.

“I fornitori stanno consigliando ai rivenditori di comprare più benzina possibile in questi giorni. Il mantra è: ‘compra. Compra e fai scorta’”. La logica del resto è semplice: comprare oggi, con i prezzi di oggi, per rivendere domani, con i prezzi aumentati. Un bel guadagno.

Ma i rialzi, purtroppo, sono generalizzati. Risentono direttamente di quello che sta succedendo in Ucraina, ma non solo. Il mercato è globale, e tutto si tiene. Se i russi dovessero chiudere i rubinetti del gas, come risposta alle sanzioni europee, si genererebbe una situazione di scarsità delle forniture che farebbe schizzare verso l’alto i prezzi del metano prodotto anche nelle altre aree del mondo. Un cane che si morde la coda. E che ha i prezzi alla pompa di benzina e nelle bollette dell’energia per uso domestico soltanto l’ultima tessera del domino.

Cosa succederà ai prezzi? E’ facile, lo stiamo già vedendo: la benzina, nelle ultime 24 ore, è salita di un paio di centesimi, fino a raggiungere, mediamente, quota 1,84 al litro rispetto all’1,81-1,82 di inizio settimana. Per il Gpl i conti si fanno di mese in mese: il rischio è che con la nuova fornitura, la prossima settimana, scattino rialzi di 4-5 centesimi al chilo: parliamo di un prezzo che, già oggi, è di 0,799 euro al chilo (costava mediamente 68 centesimi l’estate scorsa). Il metano è già a due euro al chilo dal novembre scorso: soltanto poche settimane prima non superava i 90 centesimi. E ora rischia di subire un’altra impennata. “Nelle ultime 24 ore - diceva ieri mattina l’operatore del settore polesano - abbiamo visto i prezzi alla fonte aumentare, anche del 20%. Ora i distributori dovranno calcolare seriamente cosa fare: se continuare a tenere questo prezzo alla pompa, sperando che la situazione si stabilizzi rapidamente, o se operare subito un ritocco verso l’alto per non rimetterci”. Il prezzo potrebbe così arrivare a 2,20 euro per chilo, con l’effetto che un pieno verrà a costare il 150% in più rispetto a pochi mesi fa.

E le previsioni non fanno ben sperare. Prendiamo il greggio: l’altro giorno, mentre in Ucraina si sparavano i primi colpi, il prezzo del barile ha raggiunto il massimo dal 2014, toccando i 99 dollari. Ieri, secondo giorno di guerra, era sceso sotto quota 95, ma parliamo comunque di un rialzo costante, iniziato il primo dicembre scorso, quando ancora il prezzo si attestava a 68,71 dollari al barile. In due mesi e mezzo, c’è stato un aumento di circa 30 dollari: il 44%.

Peggio ancora è andata al metano, che nel marzo di un anno fa, alla fonte, si scambiava a 18,5 centesimi al metro cubo: sono diventati 31,16 a luglio, 47,62 a settembre, 96,54 a novembre, per toccare 1,209 euro il mese scorso. Sei volte e mezza di più.

Al mercato dei “future”, le scommesse dei mercati finanziari sui pezzi dell’energia del futuro, meglio neanche guardare: ieri, per quanto riguarda il metano, non si prevedevano diminuzioni significative nel livello dei prezzi fino al marzo del 2023. Un dimezzamento dei valori era invece atteso per l’estate successiva, mentre per tornare ai livelli che conoscevamo fino allo scorso anno bisognerà attendere addirittura fino all’estate 2024.

Nel breve periodo, invece, tutto dipende dalla crisi internazionale. “Bisogna capire - dice ancora l’operatore economico polesano - se la guerra finirà qui e si troverà una soluzione di compromesso, oppure quanto saranno pesanti le sanzioni imposte alla Russia. E poi c’è il discorso della tassa sulla Co2: se l’Unione Europea si decidesse ad allentare i cordoni della borsa su questo fronte si potrebbe pensare a una stabilizzazione, se non anche a una diminuzione, del prezzo finale dei carburanti”. In caso contrario, saranno guai seri.

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