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GUERRA E SOLIDARIETA'

Il sorriso dei bimbi ucraini che riabbracciano le mamme

Li è andati a riprendere la Croce Verde di Adria, i papà sono rimasti a combattere

Il sorriso dei bimbi ucraini che riabbracciano le mamme

Sono da poco passate le 19 e il furgone della Croce Verde di Adria fa tappa a Brescia dopo aver percorso 2.600 chilometri nel giro di 48 ore. E’ il capolinea del viaggio della speranza per alcuni bambini sottratti dalle distruzioni della guerra che sta devastando l’Ucraina. Così hanno potuto riabbracciare le proprie mamme. I papà sono rimasti a combattere per difendere la libertà e l’indipendenza del Paese contro la sopraffazione dell’esercito russo.

Allo scoppio della guerra in Ucrania, la Croce Verde ha raccolto l’appello di alcune mamme che lavorano ad Adria affinché i loro figli, ancora in tenere età fossero portati in salvo. Subito si mette in moto la macchina della solidarietà: un gruppo di volontari guidati da Lamberto Cavallari vice presidente di Croce verde e vice presidente nazionale di Anpass, in poche ore organizza il viaggio per raggiungere il confine ucraino, passando Slovenia e l’Ungheria. Nel pulmino qualche mamma e nonna.

Domenica mattina intorno alle 10 arrivano a Záhony, al confine tra la guerra e la pace: la dogana non li lascia passare. Inizia una lunga e stressante attesa e 9 ore dopo finalmente quelle mamme e nonne sempre più preoccupate possono riabbracciare i loro figli e nipotini.

Inizia il viaggio di ritorno e prima sosta a Budapest per riprendersi un attimo. Si riparte con l’idea di proseguire verso casa, ma la stanchezza più psicologica e morale che fisica di quelle mamme e nonne suggerisce che è meglio fermarsi e consentire loro, insieme ai bambini, di trascorrere una notte un po’ in tranquillità.

Lasciata Budapest e percorsi altri 180 chilometri, il gruppo decide di passare la notte al Thermal Hévíz nella regione del Transdanubio occidentale. Il mattino dopo, ieri mattina, i volti sono più distesi e con maggior serenità, si può affrontare il resto del viaggio.

E così nel tardo pomeriggio possono passare la frontiera e approdare in Italia, per poi raggiungere Brescia. Qui i bambini saranno ospitati dai nonni mentre le mamme torneranno a fare il loro lavoro con la gioia di sapere che i piccoli sono salvi e al sicuro, ma con la morte nel cuore al pensiero che mariti, fratelli, padri e figli stanno lottando e rischiando la vita sotto le bombe.

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