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L'8 MARZO

"La dipendenza economica, una forma di violenza"

Anna Osti, avvocato che aiuta le donne vittime di abusi e maltrattamenti, analizza la situazione in Polesine

"La dipendenza economica, una forma di violenza"

La difficoltà più diffusa, quando non sono in pericolo di vita, è l'ostacolo economico”

Nel giorno della festa delle donne, un pensiero va anche a tutte quelle donne per le quali non sarà un giorno diverso dagli altri perché strette nella morsa soffocante dei maltrattamenti e della violenza. E nel ricordarle è doveroso anche ringraziare chi ogni giorno si adopera per aiutarle a scappare dall'orco e a rifarsi una vita. Un fenomeno, quello della violenza sulle donne, che purtroppo è cresciuto esponenzialmente con la pandemia. Complice la frustrazione di numerosi uomini rimasti a casa senza lavoro.

Ne abbiamo parlato con Anna Osti, professionista, avvocato, e parte del team di Altoditerra, associazione di promozione sociale formata da un gruppo di esperti in campo assistenziale, psicologico e legale che si rivolge alle donne vittima di violenza, oltre che ai minori, ai genitori e alle famiglie che hanno bisogno di aiuto.

Avvocato, lei si occupa di prevenire la violenza sulle donne, in che modo?

“Faccio parte dell'associazione Altoditerra di Porto Viro, in più abbiamo anche uno sportello di ascolto con il Comune di Porto Viro dal nome Sos Donna. Facciamo prevenzione e tutela della donne e dei bambini vittime di maltrattamenti, siamo un team di professionisti che in coordinazione con le forze dell'ordine ci occupiamo in prima istanza della messa in sicurezza delle donne maltrattate e poi le aiutiamo nella ricerca di lavoro, aiuto alla separazione, le mettiamo in contatto con i servizi sociali. Le aiutiamo soprattutto a fare querela e le mettiamo in sicurezza. Siamo un'associazione indipendente perché abbiamo un grosso sponsor che è Adriatic Lng che ci sostiene nelle spese. Noi comunque siamo tutti professionisti che mettono la loro professione al servizio delle donne vittime di violenza gratuitamente”. 

Qual è il problema più diffuso fra le donne che si rivolgono a voi?

“La difficoltà più diffusa, quando non sono in pericolo di vita perché picchiate pesantemente, è sicuramente l'ostacolo economico. Molte di loro non riescono ad uscire dal circolo perché pensano che lasciando il partner non avranno più un posto dove stare, soldi per crescere i propri figli. Purtroppo questi uomini sono bravissimi a creare questa dipendenza, le fanno sentire stupide e incapaci di cavarsela da sole. E quindi spesso queste donne non hanno un lavoro, un'autonomia e vivono isolate in casa”.

Quante donne mediamente subiscono violenza e quante chiedono aiuto?

“Aiutiamo mediamente un paio di donne al mese. Sono soprattutto italiane, le straniere fanno più fatica a denunciare e hanno più difficoltà a staccarsi dall’orco”.

Quali sono le cause principali della violenza domestica?

“Generalmente il maltrattante è un uomo con frustrazioni dovute ad un disagio psicologico e anche economico, quest’ultimo in particolare accentuato dalla pandemia. Ma abbiamo avuto a che fare anche con figli che maltrattano i genitori, di solito hanno problemi psichiatrici e di dipendenza”.

È sufficiente, a suo avviso, la normativa sul codice rosso come contromisura rispetto a questo problema?

“Io ero molto scettica in principio, ma credo che ora stia portando a dei risultati concreti. Parlo della parte in cui la donna dopo aver fatto querela va ascoltata nei giorni immediatamente successivi e questo aiuta tantissimo a costruire basi solide poi per il processo, perché emergono particolari che magari la donna aveva scordato per paura o perché sotto shock. Prima rimanevano delle lacune incolmabili ai fini del processo. Ora va meglio. Certo si può migliorare. Per esempio il fatto che spesso le donne non siano ascoltate dal pubblico ministero che delega alle forze dell'ordine secondo me è un limite”.

In generale quali sono le maggiori disuguaglianze tra uomo e donna nella nostra società? Le riscontra anche nel suo lavoro?

“Nel mio lavoro non trovo disuguaglianze. Ma sicuramente in altri lavori esistono. Secondo me questa disuguaglianza nasce prima di tutto nel nucleo familiare. Non vi è un'equa distribuzione dei compiti tra genitori e questo limita tantissimo la donna che oltre al lavoro deve occuparsi della casa e dei figli”.

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