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L'INCHIESTA

Scoperto allenatore dei bimbi col finto green pass

Non è l'unico polesano coinvolto nello scandalo di Ferrara

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Controllo del Green pass all'ingresso sui luoghi di lavoro

Due medici generici, e la collaboratrice di uno dei due professionisti, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Ferrara in quanto ritenuti responsabili di aver simulato la somministrazione del vaccino anti Covid-19 e di aver rilasciato false certificazioni di esenzione per patologie inesistenti, nella quasi totalità dei casi dietro compenso di denaro.

E nell’inchiesta spuntano i nomi, in qualità di “beneficiari” dei falsi tamponi e delle false esenzioni di almeno quattro veneti, uno dei quali è un polesano piuttosto noto anche nel mondo dello sport. Nello specifico si tratta di un coach di squadre giovanili residente in un paese del medio Polesine che si è presentato da uno dei medici finiti in carcere, una dottoressa, chiedendo come fare per ottenere il Green Pass. “Io sono di Rovigo e e ho paura degli effetti del vaccino”, spiega.

Nell’intercettazione, poi, spiega che allena bambini di 12 anni e che vuole continuare a farlo. Data l’impossibilità di procedere con un tampone fasullo o una falsa vaccinazione (visto che si tratta di un residente in Veneto), la dottoressa compila al 49enne un certificato di esenzione dal vaccino per “allergia”. In questo caso specifico non chiede soldi perché “visto il momento di difficoltà dobbiamo salvarci”.

Nel caso di un uomo di 72 anni e di una donna di 61, entrambi veneti e presentati da un commercialista ferrarese, la stessa dottoressa emette invece un certificato di positività al tampone (non eseguito) e li invita ad inviarlo al medico curante per l’inserimento nel sistema computerizzato del Veneto. “Proviamo... Se poi il medico gli dice andiamo a fare il molecolare... siamo nella m...”. I tre arrestati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di falsità ideologica, corruzione, peculato e truffa aggravata ai danni dello Stato. Finora sono stati accertati 157 casi fra false inoculazioni, falsi tamponi o falsi certificati di esenzione. Di media il compenso richiesto andava fra i 20 e i 50 euro. Le false vaccinazioni avvenivano - come si vede nei video allegati all’ordinanza - simulando solo l'inserimento dell'ago della siringa nell'epidermide dell'assistito o iniettando una soluzione idrosalina.

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