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LA GRANDE SICCITA'

"Mai visto il Po ridotto così a giugno..."

Parla l'esperto

“Ma quale grande fiume, qui da noi ha carattere torrentizio, e non si fa nulla per cambiare le cose”. Nel Po manca (almeno) un metro d’acqua rispetto alle “normali” secche di giugno. E il peggio, come si dice in questi casi, deve ancora venire, perché davanti abbiamo le otto settimane più calde e secche dell’anno, quelle in cui - tra la metà di giugno e Ferragosto - il grande fiume si abbassa ulteriormente. “Il rischio concreto è quello di ‘stracciare’ i record negativi delle estati del 2003 e del 2006”. A dirlo è Sandro Bortolotto, memoria storica del Po e per una vita (fino alla pensione raggiunta nel 2019) dirigente apicale dell’Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, in Veneto.

Bortolotto, dica la verità: l’aveva mai visto il Po così basso?

“A metà giugno? No. In un’ottica generale, la situazione è davvero molto seria. Specie perché l’estate, di fatto, non è ancora cominciata: ce l’abbiamo ancora tutta davanti. Rischiamo di battere il record del 2003 e del 2006”.

Cosa successe allora?

“Ci fu una grossa carenza d’acqua, che venne razionata prima di tutto alle industrie. Mi ricordo che all’epoca era ancora attiva la centrale elettrica di Porto Tolle, che smise di funzionare perché non poteva più provvedere al raffreddamento. A Taglio di Po chiuse anche l’acquedotto perché la centrale di Molo Farsetti, all’incile del Po di Gnocca, prelevava acqua i cui valori di salinità erano al di sopra dell’indice di potabilità. Anche altre zone dell’estremo Delta restarono senza acqua. Vennero bloccate anche molte prese d’acqua per l’irrigazione agricola: altre potevano prelevare il 50% della portata ordinaria, ma quando si mettevano in moto pescavano acqua salata. Restarono chiuse comunque. Altre ancora funzionavano soltanto nelle ore di alta marea”.

Un disastro economico…

“Sì, soprattutto nel Delta. Ricordo in particolare che nell’isola di Polesine Camerini andarono in crisi colture delicate, come riso e mais. Ci furono danni ingenti”.

Ricorda se le due grandi magre furono seguite, in autunno, da piene eccezionali?

“No, non c’è nessuna correlazione tra i due fenomeni”.

All’epoca ci furono due secche da record in tre anni. Adesso rischiamo che la siccità diventi qualcosa di abituale per le nostre estati?

“Dipende da quello che si fa, e da come si vuole intervenire. Il Po da noi è tenuto a livello torrentizio, e non è possibile. L’anno scorso per fortuna è andata bene, quest’anno siamo molto bassi: manca almeno un metro d’acqua. Sembra poco, ma parliamo di centinaia di metri cubi in meno al secondo. Quello che succederà in futuro è un’incognita”.

Di che interventi ci sarebbe bisogno per evitare che questa situazione si ripeta?

“Servono decisioni da parte della politica. La soluzione migliore sarebbe quella degli invasi: in Polesine non ci sono aree idonee per stoccare grossi quantitativi d’acqua perché le golene sono scarse e piccole, e gli argini distano al massimo 400 metri. Ma tra Pavia e Mantova esistono aree con queste caratteristiche. Andrebbero sfruttate, ma bisogna tenere conto di molti interessi. Come nel caso dei laghi”.

Quali laghi?

“Il Po ha la fortuna di essere alimentato anche dalle acque che arrivano dal lago Maggiore, di Como, Iseo e Garda. Si potrebbero usare come invasi, ma d’inverno non si può di certo alzarne i livelli, per motivi legati alla navigazione ma anche perché ci sono strade e abitati a livello del lago che finirebbero sott’acqua; e d’estate non si possono svuotare perché c’è il turismo. Insomma, bisognerebbe trovare un equilibrio”.

E allora come se ne esce?

“Nei primi anni Duemila avevamo elaborato un progetto per una serie di ‘salti’ del fiume con altrettanti centrali di produzione di energia elettrica verde. L’ultima era prevista all’altezza di Ficarolo. I vantaggi, oltre che economici, consistevano nel fatto che il fiume era mantenuto a flusso costante, aumentandone la capacità di navigazione commerciale a 300/340 giorni l’anno rispetto agli attuali 300, e che alzando il livello del Po si alzava anche la falda con conseguente risparmio di energia per gli impianti di pescaggio”.

E poi?
“Non se ne fece niente, per contrarsi politici tra governo e Regioni. Un’occasione persa”.

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