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LA GRANDE SICCITA'

I prezzi del cibo saliranno del 30%

Cia lancia l'allarme per tutto il Polesine

I prezzi del cibo saliranno del 30%

Ecco come è ridotto il Po all'altezza di Occhiobello

“Il perdurare della siccità rischia di far aumentare del 30% i prezzi finali delle produzioni ortofrutticole, della pasta e del latte”. Lo studio è di Cia Rovigo, che nelle ultime settimane ha monitorato un fenomeno, quello dell’attuale scarsità idrica, che in provincia non è mai stato così drammatico. Colpito tutto il Polesine, indistintamente.

A questo proposito, l’ultimissimo bollettino dell’Arpav precisa che - rispetto alla media storica mensile – nelle prime due settimane di giugno il deflusso medio dell’Adige registra un -58%, mentre quello del Po, a Pontelagoscuro, addirittura un -81%. Da record negativo le precipitazioni del medesimo periodo, 1-15 giugno: su parte del Medio Polesine, Arpav ha rilevato solamente 8 mm (il dato più basso di tutta la Regione), sul Basso Polesine 15 mm.

“Siamo nella fase clou dell’accrescimento del mais e della soia – spiega il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini – Minori apporti idrici comporteranno una minor resa del prodotto finale, con perdite che in alcuni casi potrebbero sfiorare il 50%”. E se vi sarà meno disponibilità di mais e di soia, gli allevatori saranno costretti a pagarli di più.

“Si tratta di elementi indispensabili per i mangimi da fornire alle vacche – spiega Faccini – Chiaro che nella filiera i costi sono destinati ad aumentare, a discapito del consumatore finale”. Si prospetta una resa minore pure per le insalate (in sofferenza quella di Lusia), i pomodori, le carote, le patate, i meloni, le pesche, le mele e le pere. “Da qui la previsione di un’impennata dei prezzi sugli scaffali dei supermercati, che potrebbe avvenire già a partire da luglio – aggiunge il presidente – Siamo nel pieno di una tempesta perfetta: non piove da mesi, mentre in questo momento i bacini di montagna sono al 40% della loro capacità. Dovesse continuare questa crisi, a breve i serbatoi si svuoteranno. Sarebbe un disastro per le nostre colture, dato che non arriverebbe più la necessaria quantità d’acqua”.

Nei prossimi giorni il Governo dovrebbe ufficializzare lo stato di crisi idrica a livello veneto. A quel punto la Regione avrebbe la possibilità di chiedere, e ottenere, acqua dai bacini idroelettrici del vicino Trentino Alto Adige. Tuttavia, osserva Faccini, “occorre mettere in campo fin d’ora delle soluzioni a medio e lungo termine. Nello specifico, vanno realizzati ulteriori invasi, di montagna e di pianura, finanziati grazie al Pnrr. Questi manufatti trattengono l’acqua quando è troppa, ovvero allorché si abbattono dei nubifragi sul nostro territorio, per poi rilasciarla all’occorrenza”. Faccini conclude con un appello: “Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, anche per scongiurare l’eventualità di un eventuale razionamento dell’acqua nel breve periodo. Non sprechiamone nemmeno una goccia”.

 

 

 

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