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ARBITRI
28.04.2024 - 01:11
Il calcio italiano scrive la storia. Per la prima volta domenica 28 aprile alle 12.30, è scesa in campo una terna tutta al femminile per dirigere una partita di Serie A; Inter-Torino nel meraviglioso palcoscenico dello stadio San Siro. La designazione dei fischietti rosa ha suscitato interesse in molti soprattutto in chi svolge questa disciplina da anni o da qualche mese. Nello specifico abbiamo raggiunto tre ragazze appartenenti alla sezione Aia di Rovigo “Sisinio Bassan” che a modo loro ci hanno rammentato idee e opinioni in merito.
Benedetta Fugalli, arbitro e segretaria della sezione rodigina. “È sicuramente un grande risultato e credo che per tutti noi colleghi sia una soddisfazione e un orgoglio da condividere. Devo essere sincera, a parte qualche pregiudizio iniziale, ma devo dire sporadico, le difficoltà maggiori per me sono state a livello fisico-atletico, ho dovuto e sto investendo molto su quest’aspetto perché è fondamentale essere pronti per affrontare al meglio allenamenti e partite. Consiglio alle ragazze che vogliono approcciarsi a questo mondo di provarci sempre, inizialmente potrebbe essere anche solo per sfida personale ma poi pian piano diverrà una vera e propria passione a tutto tondo. Un aneddoto che mi diverte sempre raccontare riguarda la mia fortuna avuta in 6 anni di non aver mai trovato pioggia arbitrando ed è una cosa che non ho mai raccontato a nessuno; quest’anno per scherzo l’ho detto ad un allenamento ai miei colleghi e proprio così come nelle barzellette, la domenica dopo sono riuscita a passare tutti gli agenti atmosferici: pioggia, grandine, vento, nuvoloso e sole”.
Le fa eco la collega Maddalena Stella, arbitro appena 16enne, ma già debuttante nella categoria Juniores: “Dal mio punto di vista sottolineerà il livello e l'esistenza del movimento arbitrale femminile che, per chi non appartiene al mondo dell'arbitraggio o non è informato su di esso, è per lo più inesistente e con poche eccezioni che riescono ad arrivare a livelli nazionali, quando nella realtà sono donne che, in un mondo prettamente maschile, hanno avuto la capacità di scalare le graduatorie e dimostrare che una donna può tranquillamente fare ciò che un uomo fa con allenamento, sacrifici e dedizione ed integrarsi alla perfezione in un mondo maschile (e maschilista) come il calcio".
"Sicuramente l'ostacolo più grande è stato e continua ad essere il fatto di non aver mai giocato a calcio precedentemente, averlo soltanto seguito in televisione e nei campi provinciali non ti permette di viverlo e capirlo come gioco da un'ottica non tecnica, ma bensì tattica. Il consiglio è questo: ogni partita, prima del saluto pre-gara, quando le squadre si preparano ad entrare in campo, sorridi, entra sorridente nel terreno di gioco, mostra ai ragazzi e a chi ti sta guardando la gioia che si prova a indossare quella divisa e avere quel ruolo, mostra che non hai paura e che sei consapevole delle tue capacità, e anche se questa consapevolezza dovesse vacillare, tu fallo comunque, sorridi e il sistema ti crederà, poi gioca la tua partita a testa alta, tira fuori la personalità e se serve alza la voce, se sei donna non vuol minimamente dire che tu non sia capace di ciò, anzi, per molte, come la sottoscritta, è la qualità principale".
"Avrei molti aneddoti da raccontare riguardanti le mie gare e tanti di questi erano incentrati a sottolineare il mio essere donna, alcuni positivamente altri meno; sicuramente, quando il paragone con colleghi maschi viene fatto alla fine di una gara, come mi è capitato in una partita che, rientrando in spogliatoio, un tifoso abbia constatato che fino ad allora ero stata la migliore del campionato e, anche se era una partita non semplice, l'avevo gestita meglio di come avrebbe fatto un uomo. Un'altra volta invece mi è successo che prima di una partita un dirigente mi si avvicinasse, dicendomi che lui mi aveva già vista arbitrare un paio di volte e che era sicuro la partita che di lì a poco si sarebbe giocata sarebbe andata altrettanto bene per la mia direzione e affermando che, avendo visto altre colleghe arbitro, ‘la giusta donna (per quella partita) con il fischietto in mano vale più dei migliori 20 arbitri maschi che vi potessero essere’. Certamente ci sono stati anche episodi negativi, che oltre ad attaccare l'essere donna sottolineavano la mia incapacità legata all'età, essendo io ancora giovane e, anche con ragazzi in campo della mia stessa età, inadeguata per partite di quel genere”.
Daniela Popescu, anch’essa arbitro giovanissima che si è affacciata a questa attività molto presto: “Di sicuro questo evento segnerà in modo permanente il mondo del calcio portando una progressione non da poco. Può portare ispirazione a molte ragazzine a fare un passo avanti, magari anche in altri ambiti. Nella mia esperienza da arbitro ho riscontrato molte difficoltà nelle prime partite, non capivo dove fosse il mio posto in campo, quale fosse il mio ruolo. Ebbene sono riuscita a capirlo soltanto arbitrando e comunicando con i miei colleghi. Ad una ragazza che si imbatte in questo mondo consiglio di comunicare con la sezione, di farsi guidare da chi dietro alle spalle ha più esperienza. Non abbattersi nei momenti più bui e credere sempre in ciò che si fa”.
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