VOCE
Energia
26.11.2025 - 20:26
Nella “corsa al sole” che sta interessando il Polesine, arriva uno stop un po’ inaspettato al progetto di un impianto agrivoltaico, ovvero il fotovoltaico che teoricamente, dovrebbe consentire la coltivazioni fra le file di pannelli, installati a terra, ma a distanza tale da far passare sole e mezzi agricoli. L’impianto in questione doveva sorgere fra Arquà e Rovigo. O meglio, il campo solare, su un’area agricola di ben 31,31 ettari, tutta sul territorio comunale di Arquà, da cui il nome dell’impianto, ma sui due lati della Statale 16 proprio al confine con Rovigo, all’altezza della rotatoria di innesto della Transpolesana e di accesso al centro commerciale La Fattoria e l’area 13.
A proporre il progetto “Impianto agrivoltaico Arquà Polesine con una potenza nominale complessiva pari a 16.798,2 kWp da realizzarsi nei Comuni di Arquà Polesine e Rovigo”, con un valore dei lavori stimato in 11,8 milioni di euro, la società Telesto, con sede a Milano.
La domanda per il rilascio del provvedimento autorizzativo unico regionale risale al dicembre 2023. E, il 3 novembre scorso, è stato adottato il “provvedimento non favorevole di compatibilità ambientale”.
Il problema non risiede tanto nell’impianto fotovoltaico in sé, quanto nella connessione alla rete elettrica. Infatti, nelle motivazioni del diniego, allegate al decreto del direttore della Direzione valutazioni ambientali, supporto giuridico e contenzioso, si spiega che “rispetto all’elenco dei titoli autorizzativi richiesti dal proponente, la documentazione presentata risulta incompleta poiché non è stato ancora predisposto il progetto definitivo delle opere di connessione alla rete. Alla luce di quanto sopra esposto, si conferma che non si ritengono esaustive le integrazioni fornite per rendere possibile la prosecuzione del procedimento in quanto la documentazione, priva del progetto definitivo delle opere di connessione, risulta carente di uno dei contenuti minimi stabiliti dal Decreto ministeriale 10 settembre 2010”.
Già di per sé le opere di connessione dell’impianto, alla nuova stazione elettrica “Costa”, ancora da realizzare e funzionale ad un altro intervento, con Terna che ha confermato l’impossibilità di definire un orizzonte temporale per l’autorizzazione, presentavano qualche dubbio, come si legge negli atti: “Oltre a seguire un percorso di lunghezza considerevole (circa 3,5 chilometri), attraversano in parte aree tutelate o soggette a vincolo, un canale (scolo Borsea), una linea ferroviaria e la superstrada SS 434 (in entrambi i tratti su strada e al di sotto ponte esistente). La soluzione tecnica scelta prevede il posizionamento del cavidotto, per tutta la sua estensione, in soluzione interrata e quasi totalmente lungo le sedi stradali esistenti, Statale 16, via Campagnola, via Stopazzine, Provinciale 72-via Romana e solo in parte (ultimo tratto), sotto terreno agricolo”.
Interessante notare la ricognizione, ormai datata, della presenza di impianti nelle campagne circostanti: “Entro circa 5 chilometri dall’area di intervento sono stati individuati alcuni impianti (esistenti, in autorizzazione e autorizzati), nello specifico: 8 impianti fotovoltaici già realizzati, situati entro gli ambiti territoriali dei comuni di Arquà Polesine, Rovigo, Pontecchio Polesine, Guarda Veneta e Bosaro; 2 impianti fotovoltaici in corso di autorizzazione, nello specifico il primo da 70 MWp-si trova nel comune di Guarda Veneta, mentre il secondo da 43,104 MWpsi trova a Costa di Rovigo; 1 impianto fotovoltaico autorizzato situato nel comune di Polesella, con potenza pari a 12,81 MWp”.
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