VOCE
CRONACA
04.02.2026 - 13:09
La Corte di Cassazione cambia ancora le regole sull’assegno divorzile e alza l’asticella delle prove richieste. Con una recente ordinanza, i giudici chiariscono che non è più sufficiente affermare che l’ex coniuge guadagni di più o di aver fatto sacrifici durante il matrimonio. Chi chiede l’assegno deve dimostrare in modo concreto il legame diretto tra il matrimonio e lo svantaggio economico attuale. In mancanza di prove, l’assegno può essere negato e, nei casi più gravi, le somme già incassate possono dover essere restituite.
Il caso che ha fatto scuola
La decisione nasce da una vicenda in cui, in primo grado, era stato riconosciuto un assegno da 500 euro al mese. In appello, però, il giudizio è stato ribaltato e la Corte ha ordinato la restituzione delle somme già versate. La Cassazione ha confermato. Secondo i giudici, la parte che chiedeva l’assegno aveva citato un passaggio al part-time deciso anni prima, ma senza ricostruire le reali occasioni professionali perse, né quantificare l’impatto effettivo sul reddito nel tempo. Mancava anche la prova del vantaggio economico ottenuto dall’altro coniuge e del nesso causale tra quelle scelte e l’attuale squilibrio.
Separazione e divorzio: due criteri diversi
La Corte ribadisce una distinzione chiave:
In separazione, conta ancora il tenore di vita, perché il vincolo matrimoniale non è sciolto e resta un dovere di assistenza più ampio.
Nel divorzio, invece, l’assegno ha funzione assistenziale, compensativa e perequativa, ma solo se si prova che il matrimonio ha creato uno squilibrio “ingiusto”.
Quando scatta la restituzione
Se l’assegno divorzile risulta privo dei requisiti fin dall’origine, può essere disposto il rientro delle somme a partire dal momento in cui il divorzio è definitivo, ma solo dopo una decisione che accerti che quell’assegno non spettava. Come spiegano gli esperti di diritto di famiglia, dire di aver fatto sacrifici per la famiglia o per i figli non basta: il danno economico deve essere documentato con dati oggettivi e verificabili, senza affidarsi a presunzioni automatiche.
In sintesi, il messaggio della Cassazione è chiaro: l’assegno non è più un automatismo. Senza prove solide del nesso tra matrimonio e perdita economica, non solo può non arrivare, ma può anche tornare indietro.
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