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castelnovo bariano

La sezione Avis chiude i battenti

Fondata in paese nel lontano 1970

La sezione Avis chiude i battenti

Il declino di un territorio si può spiegare secondo diversi aspetti, dove i problemi demografici e la mancanza di prospettive per i giovani, in primis, costituiscono elementi, che determinano lo spopolamento e la conseguente mancanza di ricambio generazionale per proseguire nel solco delle più significative tradizioni locali. Tra cui, possiamo includere le realtà associative, motore di uno sviluppo importante nel corso dei decenni grazie alla buona volontà dei singoli cittadini. Che, nel caso dei donatori di sangue, diventa anche un’autentica missione umana di rilevanza universale.

A Castelnovo Bariano, il gruppo Avis, forte di oltre 50 anni di attività, si avvia a chiudere i battenti nonostante l'appello, lanciato a metà febbraio dal presidente Omar Pelà, che aveva rilevato il testimone dallo “storico” fondatore Sergio Mazzali, per trovare nuove adesioni in tempi di rinnovo del consiglio direttivo. Lo storico sodalizio, che a partire dal 1970 (anno di fondazione ndr), fece riferimento alla sezione di Legnago, nella confinante provincia di Verona, per diventare quindi indipendente alla fine del secolo come Avis San Pietro Polesine (frazione del comune castelnovese), confluendo quindi, nel 2014, nell'Avis provinciale rodigina quale sezione di Castelnovo Bariano-San Pietro Polesine, ha svolto nei decenni un’attività, con circa 200 iscritti, contraddistinta da iniziative molto apprezzate e lusinghieri riconoscimenti a livello provinciale.

Visti i vani tentativi di proseguire il lavoro per mancanza di condizioni, che oggi lo consentano (leggasi, mancanza di ricambio e volontari disponibili ad assumersi l'onere di proseguire il lavoro di decenni), è stata avviata la procedura burocratica per la chiusura dell'Avis di Castelnovo, trasferendo l'attività alle vicine sezioni di Castelmassa e Bergantino. Un autentico smacco per la comunità, dove gli ormai anziani componenti del gruppo Avis ricordano malinconicamente l'estinzione di una realtà, protagonista dei fasti passati di questo piccolo centro, capace di sottolinearne la straordinaria vocazione alla solidarietà e al bene comune, tradotto nel gesto della donazione.

Al rammarico di tanti (e non solo dei componenti l’associazione), si aggiunge l'amarezza per l'atteggiamento delle istituzioni, in particolare dell'amministrazione comunale, che non avrebbe mosso un dito per scongiurare il provvedimento, convocando - almeno - un'assemblea con le associazioni locali, aperta alla cittadinanza, per decidere quali percorsi intraprendere. Se è vero che, in questo periodo storico, i piccoli centri urbani, già duramente provati dalla desertificazione commerciale e residenziale, rischiano seriamente l'estinzione, lo si deve anche alla scomparsa di tante attività ricreative ed associative. Nel caso di Avis, si parla soprattutto di un ruolo socio-sanitario fondamentale per il bene della comunità locale.

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