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ADOZIONI

La sfida delle coppie gay arriva alla Consulta

Due uomini trevigiani portano il caso davanti alla Corte costituzionale

La sfida delle coppie gay arriva alla Consulta

Per la prima volta in Italia la questione delle adozioni da parte delle coppie omosessuali approda davanti alla Corte costituzionale. Il caso nasce in Veneto e riguarda due uomini quarantenni della provincia di Treviso, uniti civilmente dal 2019, che hanno chiesto di poter adottare un bambino.

La vicenda è stata portata all’attenzione della Consulta dal Tribunale per i minorenni di Venezia, chiamato a valutare la loro domanda. Secondo i giudici veneziani, la normativa attuale – che consente l’adozione solo alle coppie eterosessuali sposate o ai single – potrebbe produrre effetti discriminatori e irragionevoli, non soltanto nei confronti delle coppie omosessuali ma anche dei minori in stato di abbandono. Per questo motivo il tribunale ha chiesto alla Corte costituzionale di verificare la compatibilità della legge con il principio di uguaglianza previsto dalla Costituzione.

La richiesta della coppia è stata sostenuta dalle avvocate trevigiane Valentina Pizzol ed Eleonora Biondo, che hanno scelto di sollevare il tema davanti ai giudici con l’obiettivo di aprire un confronto costituzionale sulla normativa vigente.

I due uomini, che convivono da anni e hanno formalizzato la loro unione civile nel 2019, sono stati già sottoposti alle valutazioni di psicologi e assistenti sociali, ricevendo un giudizio positivo. Secondo le relazioni degli operatori, la coppia presenta caratteristiche di stabilità ed equilibrio, ritenute compatibili con l’accoglienza di un minore.

La decisione del tribunale di trasmettere la questione alla Consulta è arrivata in tempi rapidi, meno di due mesi dopo la presentazione della richiesta. Un passaggio che segna un precedente giuridico e apre un possibile nuovo capitolo nel dibattito sulle adozioni in Italia.

I due uomini spiegano di aver intrapreso questo percorso con piena consapevolezza, sapendo di muoversi in un ambito non previsto dalla legge. Il loro obiettivo resta quello di diventare genitori, ma la vicenda assume ora anche un valore più ampio. La questione sollevata riguarda infatti non solo la loro situazione personale, ma anche quella di altre coppie omosessuali e conviventi che oggi non possono accedere all’adozione.

Secondo la coppia, il diritto fondamentale per un bambino è quello di avere genitori capaci di amarlo e prendersi cura di lui, indipendentemente dalla composizione della famiglia. Nella loro visione, il punto centrale resta la tutela dei minori senza famiglia, che potrebbero trovare una casa stabile.

La vicenda assume ulteriore rilievo alla luce di una recente decisione della Corte costituzionale che ha ritenuto illegittimo escludere i single dall’adozione. Per i due uomini, quella pronuncia rappresenta un passaggio importante, ma incompleto: un principio che, secondo la loro interpretazione, dovrebbe essere esteso anche alle coppie non sposate e alle coppie omosessuali.

Nel frattempo la coppia ha valutato anche la possibilità di adottare all’estero, ma le normative di altri Paesi rendono la strada difficilmente percorribile. In alcuni casi sono richiesti requisiti stringenti come residenza pluriennale o doppia cittadinanza, condizioni che di fatto escludono molte coppie italiane.

I due uomini escludono anche il ricorso alla gestazione per altri, preferendo l’idea di offrire una famiglia a un bambino già nato e in stato di abbandono.

La loro storia inizia nel 2017, quando si sono conosciuti e fidanzati. Due anni dopo hanno formalizzato l’unione civile. Il desiderio di diventare genitori, raccontano, è sempre stato presente nelle loro vite, ma negli ultimi due anni la decisione di intraprendere un percorso concreto è diventata più forte. Anche le loro famiglie hanno accolto il progetto con serenità e sostegno. Genitori e parenti vedono nel possibile arrivo di un bambino la realizzazione di un desiderio condiviso.

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