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Le allergie respiratorie in età pediatrica registrano un aumento significativo in Italia, con numeri che indicano una diffusione sempre più ampia tra i più giovani. Secondo i dati dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, si stima che tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini siano sensibili ai pollini, su una popolazione di circa 7 milioni tra 0 e 14 anni. Le rilevazioni sulla popolazione scolastica mostrano che quasi il 40% degli adolescenti presenta sensibilità ad almeno un allergene aerodisperso, mentre circa il 18% soffre di rinocongiuntivite allergica.
Negli ambulatori specialistici emergono ogni anno circa 5.800 nuovi casi di pollinosi. Una parte dei pazienti intraprende percorsi di immunoterapia, mentre la maggioranza viene seguita con terapie alternative e monitorata dai pediatri. Complessivamente, la struttura romana segue circa 10mila bambini e ragazzi ogni anno, tra visite ambulatoriali e consulenze durante ricoveri per altre patologie.
Il confronto con gli anni precedenti evidenzia una crescita netta. Nel 2019 i pazienti pediatrici con allergie respiratorie erano circa 5mila, con numeri inferiori anche per i trattamenti specifici. Dopo il rallentamento dovuto alla pandemia tra il 2020 e il 2021, le diagnosi hanno ripreso vigore a partire dal 2022, consolidandosi nei due anni successivi in parallelo con stagioni polliniche sempre più lunghe e intense.
Alla base di questa evoluzione, secondo gli specialisti, si colloca il cambiamento climatico, che ha modificato profondamente il calendario naturale delle pollinazioni. L’aumento delle temperature globali ha anticipato l’inizio della dispersione dei pollini e ne ha prolungato la durata, rendendo meno definite le stagioni e ampliando i periodi di esposizione. I sintomi, di conseguenza, compaiono prima e persistono più a lungo, riducendo le fasi di sollievo per i bambini allergici.
Tra i fenomeni più evidenti si osserva l’anticipo delle pollinazioni, con alcune piante che iniziano a rilasciare pollini già a gennaio o addirittura durante le festività invernali. Parallelamente, le stagioni allergiche si estendono e tendono a sovrapporsi, con casi in cui le graminacee presentano fioriture anticipate e, talvolta, anche tardive.
Questo scenario complica la diagnosi, soprattutto nei bambini sensibili a più allergeni. La sovrapposizione dei periodi pollinici rende meno efficace la sola osservazione clinica, spingendo verso l’utilizzo di diagnostiche molecolari avanzate, in grado di individuare con maggiore precisione le componenti allergeniche responsabili dei sintomi.
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