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“Soldi per la sagra”: scoppia il caso

Il comitato di Santa Giulia: “Noi veniamo di persona”. Pizzoli: “Sfruttano il nome, è scorretto”

“Soldi per la sagra”: scoppia il caso

Una tradizione che richiama centinaia di visitatori ogni anno, simbolo del territorio e del lavoro dei volontari, rischia di essere affiancata da una pratica quantomeno discutibile che negli ultimi anni ha coinvolto diverse attività locali. E’ quella legata alla promozione “parallela” della Sagra della cozza Dop di Santa Giulia, giunta quest’anno alla sua 16esima edizione.

Dal 2024, infatti, un’azienda grafica della provincia di Padova contatta a tappeto, via email, bar, ristoranti e negozi del territorio proponendo spazi pubblicitari su un depliant dedicato alla sagra. Il messaggio richiama esplicitamente la manifestazione: date, luogo e promessa di ampia distribuzione. Il costo è di 70 euro per una pagina intera. Fin qui nulla di anomalo, se non fosse per un dettaglio fondamentale: quei soldi non finiscono nelle casse del comitato organizzatore. A denunciarlo è il presidente del comitato Gimmy Folegati, che ha invitato esercenti e cittadini a prestare attenzione: “I volontari che raccolgono sponsor lo fanno di persona - spiega - non inviamo messaggi impersonali e non incarichiamo terzi”.

Negli anni, infatti, diverse attività locali, convinte di sostenere la sagra, hanno versato denaro a soggetti estranei all’organizzazione. Contattando il numero indicato nel messaggio promozionale, il titolare dello studio grafico conferma che i proventi non sono destinati al comitato. L’azienda realizza materiale pubblicitario autonomo, senza legami con la manifestazione, pur utilizzandone nome e notorietà, ed emette regolare fattura. Secondo quanto emerso da verifiche informali, la pratica non configurerebbe un reato. L’azienda propone esplicitamente un depliant “sulla sagra”, senza dichiarare di rappresentarla ufficialmente. Inoltre opera con partita Iva ed emette fattura. La manifestazione, non essendo un marchio registrato, può essere utilizzata a fini promozionali, purché senza dichiarazioni false. L’operazione si colloca così in una zona grigia, formalmente legittima, ma basata su una comunicazione che alcuni operatori definiscono ambigua.

Il problema, oggi, non è tanto legale quanto concreto. In un periodo economico complesso, ogni contributo pesa. Quando un’attività investe, anche solo 70 euro, lo fa spesso per sostenere il volontariato locale. Se però quel denaro finisce a un soggetto esterno, si traduce in uno sponsor in meno per la sagra, con un impatto diretto sulle risorse dell’evento. La Sagra della Cozza Dop di Scardovari resta un’eccellenza che richiama turisti anche da fuori regione. Un valore che, in questo caso, viene sfruttato senza un ritorno per chi la organizza. Sulla vicenda è stato interpellato anche il sindaco Roberto Pizzoli: "Sfruttare il nome e il valore di una manifestazione che promuove il territorio e le sue eccellenze, senza alcun ritorno per il comitato, solleva forti perplessità - commenta - qui c’è il lavoro di volontari che si spendono gratuitamente per il proprio paese. Utilizzare quel valore per fini privati, anche restando nei limiti della legge, non è eticamente corretto. E’ giusto invitare le attività a sostenere direttamente chi porta avanti la tradizione”.

Il comitato invita quindi gli esercenti a verificare sempre l’origine delle richieste di sponsorizzazione e, nel dubbio, a rivolgersi agli organizzatori ufficiali. Perché dietro una semplice locandina può nascondersi più di un’ambiguità, con effetti concreti sul sostegno a una comunità che vive di volontariato.

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