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La mostra

Il sogno di pace di Farhad Shoul

La mostra di un uomo che ha provato la prigione in Iran: nelle sue opere un profondo anelito alla libertà

Il sogno di pace di Farhad Shoul

Farhad Shoul era un uomo libero. La sua avventura è stata quella di sognare un mondo di pace, lui che aveva provato, insieme alla moglie Shahnaz Jahangiri, l’inferno della prigione al tempo di Khomeini. Le sue origini erano iraniane, ma era pienamente italiano perché in Italia ha trascorso la seconda metà della sua vita. E’ deceduto poco più di due anni, aveva 62 anni. Aveva un sogno: organizzare ad Adria un festival della pace chiamando tanti gruppi giovanili a cantare e mostrando i suoi quadri. Il festival prima o poi si farà, questa è l’eredità che ha lasciato alle figlie Jahan e Maral cresciute nei valori della libertà, del rispetto per l’altro e del sacrificio nell’adempiere al proprio dovere, senza mai dover chiedere nulla a nessuno.

Alcuni suoi quadri sono esposti nel bar Cavour nell’omonima piazza, nel locale gestito dalla figlia Jahan in collaborazione con la sorella e la madre. E’ una mostra sui generis, come lo è stato l’artista: senza un filo conduttore predefinito, come se il visitatore incontrasse quelle opere per caso. Come se incontrasse Farhad per caso, con la sua inseparabile bicicletta. L’iniziativa è promossa dal gruppo di Amici del bar Cavour e l’inaugurazione è avvenuta giorni fa in occasione dell’incontro-conferenza di tre amici al ritorno da un viaggio in Iran.

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