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Il Coronavirus non ferma i postini

Il direttore Carturan: “Adottati ausili di protezione, sanificazione di mezzi e ambienti”

Il Coronavirus non ferma i postini

Davide Carturan ha 34 anni e lavora in Poste Italiane dal 2011, vive a Monselice. Da poco è direttore del centro di distribuzione di Adria, l’ufficio dal quale dipendono i 32 portalettere della città e del Delta.

In tutta la provincia di Rovigo i portalettere in servizio sono circa 130: portano lettere e pacchi ogni giorno a 97mila destinatari, privati cittadini ed attività economiche. I portalettere non si sono mai fermati, neppure nelle settimane più “buie” della pandemia: hanno adottato le necessarie precauzioni per garantire la consegna delle posta.

Ovviamente non sono mancati disagi e difficoltà nell’adattarsi al protocollo per garantire la sicurezza propria e quella dei cittadini, ma il peggio appare alle spalle.

Cosa significa fare il portalettere al tempo del Covid19? Come è stato riorganizzato il lavoro?

“Le strade erano deserte nei giorni di massima chiusura. Poi quando arriviamo nelle frazioni la gente ci aspetta alla finestra, perché ormai conosce gli orari del nostro passaggio. E così, magari gli anziani, approfittano per scambiare qualche parola: ma noi sul cancello e loro dentro casa alla finestra. La distanza di sicurezza la rispettiamo sempre e ormai la gente ha capito, perché non ci viene più incontro come faceva fino a qualche mese fa quando ci vedeva”.

E adesso?

“C'è un po' di ansia e timore perché non si sa come si comporta davvero questo virus. Nel nostro centro siamo 32 portalettere ma, in base alle disposizioni ministeriali, il lavoro è stato diviso per turni. Entriamo in sede in fasce orarie diverse per evitare assembramenti e contatti tra di noi. Quando arriva il turno successivo a distanza di un'ora e mezza circa, quelli del turno precedente sono pronti ad uscire per le consegne”.

Di quali dispositivi di protezione siete muniti?

“All'inizio c'era un po' di tensione, sia all'interno del posto di lavoro che fuori al momento della consegna delle lettere. Ma poi sono arrivati i vari dispositivi come le mascherine Ffp2 o chirurgiche, i guanti in lattice e i gel per igienizzare le mani. Inoltre abbiamo attivato anche una sanificazione periodica di uffici e centri di distribuzione. Imprescindibile nel nostro modo di operare anche la distanza di un metro tra una persona e l'altra”.

Ma a tutto questo comporta una diversa organizzazione del lavoro.

“Abbiamo deciso di far entrare in maniera scaglionata i lavoratori così da evitare assembramenti o contatti. Per cui il secondo turno arriva circa un'ora e mezza dal primo, così da non incontrarsi nemmeno tra loro i portalettere. Insomma, siamo stati messi in condizione di lavorare quando ancora c’era tanta confusione in giro e non si capiva cosa era giusto e cosa era corretto fare per proteggersi dal virus”.

Come è cambiate la vita all’interno degli uffici?

“All'interno degli uffici anche le pulizie vengono fatte con prodotti igienizzanti come alcol e vengono puliti banchi, scrivanie dove la gente si appoggia. Facciamo poi continue nebulizzazioni e sanificazioni. All'inizio facevamo anche il lavaggio delle auto, vista la chiusura degli autolavaggi. Diciamo che dopo un primo momento, ora tutti i portalettere hanno adottato queste modalità di operare”.

Come avviene la consegna della posta?

“La consegna non si è mai fermata un giorno. Tutti i prodotti che ci sono vengono recapitati. Se abbiamo raccomandate citofoniamo e se abbiamo l'autorizzazione mettiamo la raccomandata nella buca delle lettere. Altrimenti lasciamo l'avviso e la persona va a ritirarselo nella sede centrale. Per quanto riguarda, invece, patenti, carte di identità e raccomandate in contrassegno che non possiamo consegnare a mano direttamente, avvisiamo l'utente e lasciamo l'avviso nella buchetta. Comunque cerchiamo di far capire alle persone che devono recarsi in posta solo per cose urgenti”.

E conclude con “un ringraziamento a tutti per il lavoro egregio che stanno facendo in queste giornate che non sono facili per nessuno”.

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