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IL CASO

“Uno schiaffo ai commercianti”

Trombini: “Il centro non è nostro, ma senza noi non esiste”; Cavallari: “Si creano fratture sociali”

“Uno schiaffo ai commercianti”

Si infiamma sempre più lo scontro tra commercianti e amministrazione comunale, in particolare dopo le sorprendenti affermazioni del movimento civico che sostiene il sindaco Omar Barbierato arrivato a dire che “il centro storico non è dei commercianti”. Scende in campo il presidente di Adriashopping, Mauro Trombini che risponde per le rime. “Nessuno di noi - afferma duro – mai neppure immaginato che il centro fosse una proprietà dei commercianti, ma quello che questi amministratori devono capire è che il commercio è il centro vitale del centro storico. Senza il commercio non so immaginare che cosa potrebbe essere il centro cittadino”.

A questo punto il leader di Adriashopping rincara la dose. “Si tratta dell’ennesimo schiaffo ai commercianti – prosegue – che dimostra di non avere la benché minima conoscenza di quale disagio può comportare questa loro scelta di fare la riviera a senso unico anche solo per un periodo sperimentale.

Purtroppo dovrebbero capire che anche una sola giornata storta di difficoltà lavorativa, per un imprenditore comporta un disagio economico importante. Figuriamoci se questa chiusura si protrae per alcuni mesi, poi eventualmente per anni.

Questa frase ‘il centro non è dei commercianti’ è ovvio che non è di proprietà dei commercianti, però i commercianti sono il centro di un sistema di vita che loro purtroppo non stanno tenendo in minima considerazione”. E conclude: “E’ una scelta sconsiderata: vorrei che Adria tornasse a essere il fiore all’occhiello del Polesine”.

Una durissima presa di posizione arriva dal consigliere comunale Lamberto Cavallari, dell’omonima lista civica Cavallari2.0, il quale mercoledì ha partecipato ha partecipato all’incontro durante il quale i commercianti della zona hanno consegnato ai consiglieri di minoranza la petizione con le firme per chiedere che si torni alla situazione precedente.

“Sono senza parole per la presa di posizione delle liste civiche sul senso unico di riviera Matteotti – esordisce - Dire che il centro non è dei commercianti e le strade non sono degli automobilisti è di un ovvietà talmente grande che seguendoli nel ragionamento si potrebbe arrivare a dire che Adria non è degli adriesi. Quindi che cosa propongono? Di sentire che cosa dicono i cittadini dei paesi vicini? Non era doveroso provare almeno ad ascoltarli prima di attaccarli a testa bassa in questo modo?

I civici parlano continuamente di ascolto e condivisione, ma appena qualcuno osa sollevare una critica sparano ad alzo zero. Che significa affermare che la discussione è positiva quando è civile? E’ forse incivile fare una raccolta firme e consegnarla ai consiglieri di minoranza? O è civile solo se si coinvolge la maggioranza? Con serenità, nell’ultimo consiglio comunale avevo informato il pubblico consesso che c’erano state consegnate le firme e avevamo chiesto un incontro per capire le posizioni di tutti. Che bisogno c’era di prepararlo con queste affermazioni?”

Cavallari osserva che “ancora una volta con questi sistemi si rischia di mettere adriesi contro adriesi, di aprire una frattura nella nostra comunità, l’ennesima, in un momento in cui proprio non serve. Al contrario, con queste premesse, l’incontro rischia di diventare un momento di informazione da parte dell’amministrazione comunale di una decisione già adottata, senza ascolto, senza confronto, senza condivisione, senza contraddittorio. Appare sempre più chiaro che quando non si segue il civico pensiero si è automaticamente in errore per questa amministrazione civica. Sento paragoni con l’istituzione di altri sensi unici. Ma che senso ha? Non è più logico provare a ragionare in modo compiuto su un progetto complessivo di città che non passi da tentativi pressappochistici, come piazza Cavour? Oggi per l’ennesima volta chiediamo: si può conoscere qual è il progetto complessivo della viabilità o al solito si progredisce senza un’idea complessiva? Direi che di civico questo modo di operare ha davvero poco; d'altronde non è sufficiente auto proclamarsi civici per esserlo”.

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