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Trecenta

Tumori, la cura è nascosta nel Dna

Nell’ultimo anno il 36% dei pazienti dell’ambulatorio è stato sottoposto a test genetici

Tumori, la cura è nascosta nel Dna

L’Ulss 5, in collaborazione con la Lilt e l’amministrazione comunale di Trecenta, ha realizzato una serata informativa sulla predisposizione eredo-familiare ai tumori. Ad introdurre l’argomento Cristina Oliani, oncologo e direttore della Uoc di oncologia all’interno dell’Ulss 5.

La dottoressa Oliani ha iniziato affermando che l’oncologia è una materia in continua evoluzione e che la prevenzione è importante. “Si può ereditare - continua la dottoressa - la predisposizione ad ammalarsi, non si ereditano i tumori. Per queste persone che ereditano la predisposizione ad ammalarsi, si possono fare terapie mirate, come negli ultimi tempi sia in oncologia che in medicina si sta cercando sempre più di curare la persona come universo unico. Sempre più persone guariscono dai tumori, ma tante persone riescono a convivere con i tumori che vengono trattati come cronicità”. La dottoressa ha, inoltre, sottolineato come la prevenzione, nello specifico gli screening che vengono proposti dall’Ulss, sia fondamentale, ad esempio per le patologie del colon.

Milena Gusella, dell’ambulatorio di familiarità neoplastica, ha spiegato nello specifico cosa vuol dire ereditarietà. La Gusella lavora da circa vent’anni nel laboratorio di biologia molecolare all’ospedale San Luca di Trecenta e, di recente, ha ricevuto un premio per alcune ricerche che ha condotto proprio in questo laboratorio riguardo le terapie oncologiche. La dottoressa ha spiegato che l’ambulatorio di familiarità neoplastica è aperto da poco tempo e si occupa di trovare, studiare e dare delle soluzioni alle persone che ereditano la predisposizione ad ammalarsi di tumore.

Per ogni paziente vengono studiate tre generazioni e, nell’ultimo anno, al 36% dei pazienti dell’ambulatorio è stato fatto un test genetico, che serve per appurare la presenza di particolari condizioni che predispongono la persona alla malattia. Nel caso il test sia positivo, viene proposto al paziente un programma di sorveglianza intensificato. La Gusella ha spiegato che “è il caso di insospettirsi se ci si ammala di tumore prima dei 36 anni, oppure se prima dei 50 anni si sono avuti due tumori, oppure se tre parenti strette si ammalano tutte. Questo riguarda i tumori al seno, ma anche per gli altri tipi di tumori è bene insospettirsi quando in famiglia c’è più di un caso, magari anche in giovane età”. Entrambe le dottoresse hanno sottolineato l’importanza di uno stile di vita corretto per cercare di prevenire l’insorgere di queste malattie.

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