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FICAROLO

Commozione per l'addio a Sefora

In tantissimi per l’ultimo saluto alla 56enne Celeghin nella chiesa di Sant’Antonino.

Commozione per l'addio a Sefora

14/05/2022 - 18:39

Una cerimonia sobria, semplice e coinvolgente al tempo stesso. Il funerale di Sefora Celeghin, 56 anni, celebrato ieri mattina nella parrocchiale dedicata a Sant’Antonino a Ficarolo, è stato proprio così, com’era lei, semplice e coinvolgente. Tanta gente, tanti giovani amici dei figli, Stefano e Matteo, in chiesa le amiche e gli amici che Sefora aveva conosciuto da quando, dopo il matrimonio con Stefano Zecchi, aveva deciso di andare ad abitare proprio in quel paese, a due passi dal luogo di lavoro del marito e quelli di una vita vissuta fino alla maturità a Santa Maria Maddalena.

La malattia ha vinto la battaglia che Sefora da anni aveva iniziato a combattere. Le persone presenti alla cerimonia funebre (celebrata da padre Francesco Zaccarini) hanno voluto rendere ieri omaggio alla mamma, alla figlia, alla sorella, all’amica che ha saputo lottare oltre ogni ragionevole limite contro un male, purtroppo, spesso incurabile.

Lalla Monesi, referente provinciale di quell’associazione, l’Andos, cui dopo il primo intervento subito Sefora Celeghin aveva dedicato parte del proprio tempo e che a Sefora è stata vicina in questi anni di sofferenza, ha voluto ricordare, durante la cerimonia, l’essenza dello spirito che ha animato Sefora negli ultimi mesi, negli ultimi anni. Una riflessione intensa, personale e impersonale, vera, sentita, che ha condensato il sentire di ognuno dei presenti. L’invito a cercare nelle piccole cose l’essenza della vita, per impedire che un giorno quello che resta non sia il nulla.

“Cosa resta di un fiore reciso, di un sorriso, di una carezza, di un volo tra le nuvole? Cosa resta di uno sguardo perso tra le mura di questo strano edificio che è il vivere quotidiano, o perso in questo binario, due linee parallele, di cui non è dato conoscere l’inizio e la fine? Noi, ma in fondo noi chi? Meglio Voi. Perché io sono lo sguardo perso, lo spettatore senza spettacolo in un teatro vuoto, il binario senza treno, un volo senza ali, una carezza senza mani. E allora voi, gente del mondo che ancora ridete, correte, guardate, gioite, voi, sì voi. Sapete cosa resta di questo gioco che ancora distingue tra luce e buio? Non chiedetevi cosa resta, chiedetevi piuttosto cosa avete lasciato, perso, scordato. E cercatelo. Cercatelo fin che potete! Cercatelo nelle pieghe dell’anima, tra le pagine consunte di un libro, nel baule dei ricordi, tra i pensieri che ogni giorno affollano la mente. Cercatelo nelle cose di tutti i giorni, nel profumo di un piatto di pasta, nel profumo della pelle di un neonato o nel profumo dell’erba. Cercatelo, ora, fin che siete in tempo, e non vi chiederete più cosa resta”.

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