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Nel laboratorio un arsenale da guerra, falegname a processo

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Secondo l’accusa, dentro la sua falegnameria di Badia Polesine aveva un vero e proprio arsenale da guerra: bombe a mano, kalashnikov, tritolo, ma anche cocaina. Tutto materiale “esplosivo” che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Venezia, era collegato all’associazione a delinquere conosciuta come “la nuova Mala del Brenta”.



Dopo varie vicissitudini procedimentali, R. C, un falegname originario di Masi, ma residente a Badia Polesine, è stato rinviato a giudizio con pesanti accuse di condotte collaterali a quella di associazione a delinquere.



L’organizzazione su cui aveva indagato la Dda di Venezia, era composta da 30 persone e finalizzata allo spaccio di stupefacenti. La maxioperazione aveva interessato anche la provincia di Rovigo e in particolare il falegname di Masi, R. C. nella cui impresa di Badia Polesine, secondo le intercettazioni, era stata conservata una cassa con le armi e - nascosti dentro assi di legno - sostanze stupefacenti.



Ma il falegname, assistito dall’avvocato Stefano Fratucello di Montagnana, si difende sostenendo che del contenuto della cassa con dentro le armi e degli assi di legno non ne sapeva nulla. “Al massimo è stato incauto nell’accettare quel carico - sostiene il difensore - e ha collaborato alle indagini. Era piuttosto venuto a contatto con i principali accusati (certo Vallese e Sacramati), per rapporti di lavoro”.



Il servizio completo sulla Voce di Rovigo di domani 1 febbraio

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