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Pagano i mobili con l'assegno scoperto

Badia Polesine

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Per i quattro soci di una società che gestiva un ristorante di Badia è arrivata la condanna a sei mesi, pena sospesa, per insolvenza fraudolenta. Volevano arredare la "sala vip" ingannando i fornitori.
Hanno pagato una fornitura di mobili con un assegno scoperto, firmato da una società che il tribunale aveva dichiarato fallita. Così per i quattro soci, di cui due di Badia Polesine, uno di Canda, un altro di Villanova del Ghebbo, è scattato il processo per insolvenza fraudolenta.



I fatti risalgono all’aprile del 2011, quando la società “La Bussola Due s.r.l.”, che gestiva un ristorante della città, ha deciso di acquistare mobili e forniture per realizzare una “sala vip”. La società, secondo le ricostruzioni dell’accusa, si sarebbe quindi messa in contatto con una ditta di forniture alberghiere, di proprietà di due veronesi e, dopo aver sfogliato il catalogo, i quattro soci avrebbero scelto i mobili più adatti alla nuova sala da inaugurare.



Tutto sarebbe filato liscio fino all’8 aprile del 2011, giorno in cui era stata consegnata la merce in cambio di un acconto di mille euro. Peccato però che l’assegno che i fornitori avrebbero dovuto incassare fosse scoperto: nel conto corrente, infatti, non c’era denaro sufficiente a liquidare l’acconto. A quel punto era scattata la denuncia per insolvenza fraudolenta, visto che la società era stata dichiarata fallita proprio il giorno prima.



Alla vicenda, che aveva raggiunto il tribunale, ha messo un primo punto fermo oggi pomeriggio il giudice Anna di Mascio, che ha condannato i quattro soci a sei mesi di carcere. Una pena sospesa con la condizionale, a patto che i quattro provvedano a pagare ai fornitori un risarcimento di circa 10mila euro entro 60 giorni dal termine entro cui la sentenza non può più essere impugnata.



Ma l’intenzione dei difensori, fra cui c’è anche l’avvocato Federico Donegatti del foro di Rovigo, è quella di fare ricorso in appello, confidando in un’assoluzione piena per un processo che, secondo Donegatti sarebbe da “ricondurre in ambito civile, non tanto in quello penale”.

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