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AGRITURISMI

Clementine: “La cucina chiusa, che desolazione!”

A Pasqua: “Continuano a prenotare, non si sa mai ci riaprano. Ho prenotazioni fino a settembre”

Clementine: “La cucina chiusa, che desolazione!”

18/03/2021 - 07:32

Il 14 febbraio erano pronti con il menù di Pasqua: riccioli di verdure, bondiola giovane servita con mostarde e cren, tacchino ripieno e faraona. Le prenotazioni fioccavano all’agriturismo “Le Clementine” e per la verità fioccano ancora. “La gente chiama e dice ‘io prenoto, Luciana, magari ci riaprono’”. Per i titolari del noto agriturismo polesano la speranza è ridotta al lumicino: “E' dura, ma ce l'aspettavamo. E' successo a Natale e si ripeterà a Pasqua: non sarò davanti ai fuochi della cucina del mio agriturismo. Mio marito cerca di guardare l'altra faccia della medaglia e mi confida il suo pensiero, ‘Ognuno di noi ha i suoi 75 anni (primavere) e quindi è un'età che di questi tempi ci mette tra coloro che sono a rischio. Abbiamo la fortuna di essere a casa nostra e non in un ospedale’, ma guardare la mia cucina chiusa è davvero un colpo al cuore per me”.

Luciana e Beppe lavorano da 30 anni tra orto, allevamento, conservazione dei salumi, cucina, e alloggio. Ma rispetto all’aprile dello scorso anno è cambiato poco per loro: “A pranzo siamo chiusi - spiega Luciana - Potremmo lavorare come ‘mensa’ per i lavoratori, ma per 7-8 persone a 10 euro ciascuna, devo chiamare personale per servire, sporcare e pulire le cucine, per guadagnare 70 euro. In zona ci sono già i ristoranti che fanno questo servizio. Per noi non ne vale la pena”. Luciana, che è votata al suo agriturismo, il lavoro non manca: “Sono impegnata tutto il giorno tra orto e allevamento, la sera, quello che ci salva è l’alloggio. Le ditte che lavorano in zona mandano qui i lavoratori, che sono affezionati e chiedono di tornare. Ora ci sono molti cantieri per la fibra ottica, per esempio. Quello che ci tiene a galla, ne sono convinta, è la qualità del servizio che offriamo”.

Il bilancio, comunque, non è sicuramente paragonabile agli anni passati: “La ristorazione è pari a zero. Qualcosa c’è stato con le aperture, ma sicuramente non ha inciso. Ripeto, ci salviamo con l’alloggio. Le persone anche se lavorano a 10 chilometri da qui, chiedono di venire qui a dormire”. Luciana e Giuseppe soffrono soprattutto nei week end. Abituati a lavorare, quando tutti si rilassano, “vedere la mia cucina morta di domenica mi fa strano, non sono ancora abituata. Ogni tanto mi capita di pensare al menù e poi mi rendo conto che non saremo aperti. I salumi preparati alla nostra maniera non possiamo venderli, possiamo solo lavorarli e distribuirli. Le regole per un agriturismo sono ferree”.

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