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LA STORIA

“Sequestrati e minacciati nel rifugio da un escursionista”

Il racconto del giovane chef cavarzerano: “Prima ha aggredito verbalmente i clienti, poi ha preso un piccone”

Carabiniere modello costretto a difendersi al Tar

“Un escursionista ha minacciato i clienti presenti in sala con una piccozza e bastoni da arrampicata; dopo averlo fatto uscire ci siamo chiusi in baita fino all’arrivo delle forze dell’ordine”. Questo l’episodio raccontato dallo chef cavarzerano Nicolò Salvagnin, il giovane classe 1993, che da un anno e mezzo ha lasciato la sua terra natale per mettersi dietro ai fornelli del rifugio “Belvedere” a Champoluc, in Valle D’Aosta.

Lo chef Salvagnin ha così riportato l’esperienza vissuta in prima persona qualche giorno fa, insieme ai colleghi e ai clienti proprio nella baita in cui lavora.

“Questo ragazzo ogni tanto viene a farci visita, ma è anche un volto noto ai carabinieri - inizia a raccontare Nicolò - ha una storia di vita difficoltosa, e da quel che so da poco è venuto a mancare suo padre, e così si è lasciato andare; quella sera, come hanno confermato le forze dell’ordine, era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, è entrato in rifugio e ha molestato verbalmente prima il personale di sala e poi anche i clienti”.

Tra i clienti, peraltro, quella sera era presente un calciatore italiano con un passato in Premier league, in vacanza con la sua famiglia. “Il ragazzo è andato ad attaccar briga con loro, prima a parole, e poi ha iniziato a minacciarli estraendo una piccozza e dei bastoni da arrampicata - racconta - per questo poi è stato denunciato per diffamazione e per detenzione di armi”.

Nel frattempo comunque le forze dell’ordine erano state avvisate, ma in montagna arrivare al rifugio non è così semplice, come spiega lo chef: “I carabinieri erano stati avvertiti, ma qui siamo a 2.400 metri di altezza, e ci hanno messo un po’ ad arrivare: dopo essere riusciti a far uscire il giovane dalla baita, siamo rimasti chiusi dentro dalle 8 alle 10, fino all’arrivo delle forze dell’ordine”.

All’arrivo dei militari, la pattuglia ha chiamato un medico, che ha constatato lo stato di alterazione e che ha consigliato il ricovero dell’escursionista.

“Queste cose non dovrebbero accadere - conclude lo chef cavarzerano - soprattutto perché a questa altitudine l’aiuto delle forze dell’ordine non può essere immediato e non si sa mai quel che può succedere”.

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