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L'evasione

Tagliano le sbarre della cella e scappano dal carcere

I tre prigionieri si sono calati dalla finestra con le lenzuola. Due presi, uno è fuggitivo

Tagliano le sbarre della cella e scappano dal carcere

Tagliano le sbarre del carcere di Treviso dove erano reclusi, si calano con le lenzuola e scappano. E' successo questa mattina poco prima dell'alba. Intorno alle 5 tre detenuti di origine albanese si sono dati alla fuga dal carcere trevigiano, due sono stati prontamente ripresi dalla Polizia penitenziaria, quando ancora erano nei locali del carcere, un terzo invece è riuscito a scappare facendo perdere le proprie tracce. E' tuttora ricercato dalla Polizia penitenziaria e dalle forze dell'ordine. Il fuggitivo, Edison Pula, 27 anni, era in carcere su mandato d’arresto europeo, per tentato omicidio, rapina, detenzione di materiale esplosivo e altri reati connessi al traffico di stupefacenti, ma soprattutto della rapina messa a segno a Mogliano nel novembre del 2021, ai danni del petroliere Luciano Miotto.

"Giusto qualche ora fa, in un comunicato, con una metafora, parlavamo di fuga dal carcere di operatori e dirigenti penitenziari; neanche il tempo di diffonderlo e abbiamo appreso di un’evasione vera, l’ennesima, condotta con il metodo più classico - ha commentato Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria - tutto questo restituisce, se ancora ce ne fosse bisogno e qualcuno non lo avesse capito, il quadro d’inefficienza, approssimazione e insicurezza in cui versano le carceri del Paese".

"Anche a Treviso le nostre articolazioni territoriali hanno ripetutamente segnalato a vari livelli dell’amministrazione penitenziaria i rischi per la tenuta della sicurezza interna, trovando, tuttavia, come spesso accade, interlocutori distratti e approssimativi, nella migliore delle ipotesi - prosegue De Fazio - ma, sia chiaro, non intendiamo buttare la croce addosso a chi opera in periferia, che pure molto di più a livello organizzativo e gestionale potrebbe e dovrebbe fare e qualche spiegazione dovrà darla, ma ribadiamo che è tutto il sistema d’esecuzione penale che deve essere reingegnerizzato, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria rifondato e il Corpo di polizia penitenziaria riorganizzato”.

"Per farlo, peraltro, non si può prescindere dall’adeguamento degli organici della Polizia penitenziaria, mancanti di 18mila unità, e dal potenziamento di tecnologie ed equipaggiamenti - conclude il segretario generale della Uilpa - di questo dovrebbero occuparsi il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, la Ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e il Capo del Dap, Carlo Renoldi, di cui, in verità, non abbiamo notizia di tangibili interventi dal suo insediamento. Il resto sono solo declamazioni di principio e passerelle utili, forse, a raccogliere qualche consenso, ma non certo alla causa".

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