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Il caso

L'imprenditore vuole solo commesse 18enni: è ancora bufera

Il titolare dell'esercizio commerciale espone nuovamente il cartello di ricerca del personale "discriminante"

L'imprenditore vuole solo commesse 18enni: è ancora bufera

"Cercansi commesse diciottenni libere da impegni famigliari". Mario Dal Sasso, uno dei titolari dell’omonimo negozio di Asiago in piazza Risorgimento, ha esposto nuovamente in vetrina il cartello per cercare personale. A un mese e mezzo dalla bufera che si era scatenata quando venne notato la prima volta il cartello, che fece scoppiare polemiche e reazioni sia dal mondo della politica che da quello sindacale, con tanto di multa da 7mila euro elevata dall'Ispettorato del lavoro per violazione dell'articolo 27 del Codice sulle Pari opportunità, Dal Sasso imperterrito lo rimette.

Secondo l'imprenditore vicentino lui ha il diritto di assumere chi vuole nel suo negozio, concetto ribadito in più circostanze, come ha evidenziato a Il Giornale di Vicenza. "Sono un libero professionista che non dipende da alcun sindacato e che ha il diritto di fare ciò che vuole nella propria azienda - le sue parole - il cartello non offende nessuno, non è in alcun modo denigratorio bensì chiaro nella figura che stiamo cercando di inserire nella nostra attività. Non si comprende questo accanimento nei nostri confronti da parte di alcune sigle sindacali, nei confronti delle quali noi non abbiamo nessun obbligo di esporre le nostre politiche aziendali. Un'ossessione che se proseguirà porteremo dinnanzi alla giustizia, a tutela del nostro buon nome".

In questo scontro, l'amministrazione comunale locale, le associazioni di categoria e quelle turistiche non sono ancora intervenute, nella speranza che Dal Sasso tolga i cartelli senza instillare nuove polemiche. Ma parallelamente, dal mondo sindacale, Grazia Chisin, dello sportello politiche di genere della Uiltucs-Uil Vicenza, sottolinea come il comportamento dell'imprenditore sulla libertà di assunzione non sia propriamente corretto. "L’azienda può assumere chi vuole però facendo attenzione a non violare il Codice delle Pari Opportunità, nel quale vengono citati i divieti di discriminazione nell’accesso al lavoro fondati sul sesso o attraverso il riferimento allo stato matrimoniale, di famiglia o di gravidanza, nonché in modo indiretto attraverso meccanismi di preselezione a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l'appartenenza all'uno o all'altro sesso - spiega - pertanto l’azienda può esporre direttamente il cartello di ricerca di personale facendo riferimento ad ambo i sessi per poi passare alla selezione dello stesso: un percorso che rispetta il Codice delle Pari Opportunità e permette pari dignità di accesso al lavoro per chi è interessato a candidarsi".

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