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BADIA POLESINE

Il fascino delle Signore della Bassa

Un importante appuntamento

Il fascino delle Signore della Bassa

Annalisa Boschini, scrittrice e giornalista, con la sua opera

L’appuntamento è nella suggestiva cornice dell’Abbazia: oggi alle 21 ci sarà la presentazione del libro di Annalisa Boschini “Le reggitrici”. L’evento è organizzato in collaborazione con il Sodalizio Vangadiciense e ha il patrocinio del Comune di Badia Polesine. Ingresso libero.

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La silloge di Annalisa Boschini, giornalista, dal titolo “Le reggitrici, donne d’acqua, donne di fiume” è dedicata a Bruna, una santa birichina. La raccolta, giunta alla seconda edizione, ha avuto molto successo ed è stata premiata con il premio internazionale letterario “Locanda del Doge”. Bruna non è una delle diciotto protagoniste dei racconti, ma è invece la nonna paterna dell’autrice, una donna vigorosa, piena di coraggio e fascino, che oltre ad allevare la nipote, l’ha condotta per mano nel mondo delle reggitrici, comunemente chiamate rezdore, ma personaggi molto più complessi e vitali rispetto al marchio un po’ sfocato e sicuramente stereotipato della tradizione comune.

Da Bruna, donna passata per due guerre, sensibile alla lettura e al canto, al ballo e all’arte del ricamo e della cucina, spesso ribelle e fortemente volitiva, Annalisa Boschini impara ed esercita l’arte del racconto orale, della memoria, degli stretti rapporti con le consorelle reggitrici. Un prezioso bagaglio storico e culturale tra mito e leggende, anche se, molti eventi che scorrono tra le pagine colpiscono per chiarezza e senso del reale.

Le reggitrici di Annalisa Boschini, fin dalla scelta del nome, oltre che del titolo, si definiscono su un registro che non è più quello legato alle funzioni prevalentemente casalinghe dell’azdora o della rezdora, come oggi sono comunemente percepite, ma a quelle più antiche e profonde del ruolo femminile, disvelando invece che velare il potere della sensualità. Le sedici reggitrici colpiscono al cuore chi legge le loro storie, il loro emergere dalle acque, dai dolori e dalle difficoltà, apparendo e scomparendo: immuni e resilienti come novelle gorgoni, un poco spose, un poco suore, un poco madri, eppure mai sconfitte, anche quando la vita le chiama a sacrifici definitivi. Gesuina, o meglio Ines, che nel suo mestiere di prostituta costruisce la vita che la sensualità pareva averle negato.

Celestina, la splendida balia che ribalta il senso del ruolo per ritrovare il figlio che le è stato tolto. Artemisia, la levatrice sterile che piega il destino al suo desiderio impossibile. Isabella, che fa i conti col padre riconoscendone le ragioni senza perdere le sue. Annachiara, che riscopre la vita che stava perdendo guardando in faccia la morte. Elisabetta, che incarna l’essenza della reggitrice tenendo in equilibrio i pesi. Sara, forse la più radicale, che inchioda la vita a quello che vuole sulla spiaggia di Big Sur, dimostrando che volere può essere potere.

Magdalena, che tramite il suo alter ego ritrova la strada nei luoghi della memoria altrui. Lorenza, che ribalta le convenzioni nella quieta comprensione di chi dovrebbe farle rispettare. Elsa, la più tragica, che si libera del buio della follia in un lampo accecante di vita e di morte, smascherando il grigiore dei formalismi vuoti e delle piccinerie di provincia. Le altre non sono da meno, ognuna racconta la sua storia toccando corde diverse, e sono tutte storie intense e piene di vita, storie lunghe a dispetto e al contrario delle poche pagine da ciascuna occupate. In questo sta il valore del libro e la cifra della sua scrittura, stringata fino all’osso ma ricca di fatti, pensieri e relazioni, capaci di riempire una vita intera, sia che la raccontino per esteso, sia che la riassumano in un episodio emblematico. Sintesi e profondità in altri termini, ma non scrittura asciutta, anzi, è spesso la ricercatezza delle parole a riempire di senso la brevità dei racconti, al termine dei quali te ne vai con qualcosa di più del loro peso apparente. Il tutto, con la cornice topica del Po, e il suo ampio territorio: l’acqua del fiume viene evocata attraverso la grande intuizione di Eraclito.

Lungo il corso del fiume Po tutto fluisce esprimendo totale dinamismo, in un processo di continua trasformazione da cui queste donne traggono la loro vera forza. Come l’acqua, che scorre fluida, cangiante e mai uguale a se stessa nelle profondità della terra, la donna d’acqua trapassa la materia oscura e torna in superficie portando con sè rinnovate energie segrete.

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