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ROVIGO

Iras, tutti i lavoratori potrebbero essere privatizzati

L'altra ipotesi è la restituzione totale di Casa Serena al Comune

Iras, tutti i lavoratori potrebbero essere privatizzati

Due strade: restituzione totale di Casa Serena al Comune o privatizzazione del lavoro

Due ipotesi per salvare l’Iras. Di certo non potrà rimanere con l’attuale assetto, tra l’altro gravato da un debito plurimilionario per il quale le banche stanno premendo da mesi. E allora il bivio è presto detto: restituzione totale di Casa Serena al Comune, in cambio di un controvalore di 3,3 milioni di euro.

Oppure la privatizzazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti Iras, cosa da realizzare attraverso la costituzione di una società, partecipata da Iras. In questo modo si abbatterebbero notevolmente i costi di gestione della casa di riposo, dando la possibilità di un piano industriale che a medio lungo termine potrebbe permettere il rientro finanziario con il sistema bancario. Sono queste le due ipotesi di soluzione per il caso Iras emerse ieri pomeriggio dal summit convocato in prefettura. Un vertice che ha visto i lavori coordinati dal prefetto Clemente di Nuzzo, e al quale hanno partecipato il sindaco Edoardo Gaffeo, il commissario regionale Ezio Zanon , i responsabili dei sindacati: Davide Benazzo per la Cgil, Franco Maisto per la Cisl e Cristiano Pavarin per la Uil. Con loro anche una delegazione dei lavoratori, che prima del summit hanno organizzato un sit-in con bandiere sindacali davanti all’ingresso del palazzo del governo in via Celio.

All’incontro, durato un paio d’ore, sono stati sviscerati i problemi che attanagliano l’Iras, e quindi il grosso debito, e l’esposizione finanziaria con le banche. Messi sul tavolo le varie opzioni per cercare una soluzione che possa permettere di ridurre l’indebitamento e dare prospettiva alla casa di riposo.

“Ora - hanno spiegati i segretari delle sigle sindacali Benazzo, Maisto e Pavarin - le strade da percorrere si riducono a due. Iras e regione dovranno definire un piano sindacale per entrambe le soluzioni, e soprattutto trovare un accordo col Comune per Casa Serena”. Entrambe le strade presentano criticità da affrontare, senza contare il versante “politico” perché poi dovrà essere la politica, Regione e consiglio comunale, a dare il placet finale. L’ipotesi della restituzione di Casa Serena comporterebbe la ritirata dell’Iras nei soli spazi di San Bortolo, e quindi la perdita di qualche decina di posti accreditati per la Casa di riposo.

Alcuni potrebbero trovare posto a San Bortolo, altri finirebbero sul mercato. Questa opzione inoltre comporterà la necessitò di una scelta del Comune pere definire un nuovo ruolo per Casa Serena, sempre in ambito socioassistenziale, ma con nuove prospettive e con la necessità di reperire fondi per manutenzioni e ristrutturazioni (i 2,3 milioni del Pnrr difficilmente basterebbero).

L’opposizione della privatizzazione dei contratti di lavoro aprirebbe un nuovo scenario, ancora da delineare, con la creazione di una società per la gestione e la ridefinizione dei contratti in essere e dei rapporti del Comune, in quanto Iras resterebbe comunque pubblica. Anche in questo caso poi servirebbe l’ok politico e il via del consiglio comunale.

Il sindaco Gaffeo e ieri si è limitato a dire che “si è trattato di un incontro costruttivo, adesso si lavorerà per definire il quadro e cercare la soluzione migliore per il futuro di Iras”. Tempistica? Secondo i sindacati il tutto dovrà chiudersi entro l’estate o l’inizio dell’autunno.

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